Oltre 100 associazioni italiane chiedono ai Parlamentari della Commissione LIBE di rigettare la proposta della Commissione Europea in materia di rimpatri.
Oggi, lunedì 9marzo, la Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE) del Parlamento europeo è chiamata a votare il testo di compromesso sul nuovo regolamento sui rimpatri, un passaggio decisivo che potrebbe conferire al Parlamento il mandato negoziale per l’adozione di questo provvedimento. Il nuovo regolamento, proposto dalla Commissione europea, rappresenta un grave irrigidimento della politica migratoria dell’Unione e segna un preoccupante arretramento nella tutela dei diritti fondamentali. Le misure previste rischiano infatti di ampliare in modo significativo il ricorso alla detenzione amministrativa, facilitare l’esternalizzazione dei rimpatri verso paesi terzi e ridurre le garanzie procedurali per le persone migranti.
Il regolamento introduce o consolida misure estremamente problematiche.
Esternalizzazione dei rimpatri e “return hubs”
La proposta consente agli Stati membri di trasferire persone destinatarie di un ordine di espulsione in “return hubs” situati in paesi terzi, cioè centri di rimpatrio fuori dal territorio dell’UE. Questo apre la strada alla esternalizzazione delle deportazioni e al rischio concreto che le persone siano trattenute in Stati con standard di tutela inferiori e con minore controllo democratico e giurisdizionale. Il testo consente inoltre di ampliare i cosiddetti “paesi di rimpatrio”, anche in assenza di legami precedenti tra la persona e il paese di destinazione.
Espansione della detenzione amministrativa
Il regolamento amplia significativamente i casi in cui una persona può essere trattenuta. La detenzione può essere disposta anche sulla base di un “rischio di fuga” (risk of absconding) definito in modo molto ampio. In pratica, condizioni come mancanza di documenti, precarietà abitativa o status irregolare potrebbero essere utilizzate come motivo di detenzione. Sebbene il limite massimo di trattenimento rimanga fino a 18 mesi, vengono introdotte eccezioni per persone considerate una minaccia per l’“ordine pubblico o la sicurezza”, una categoria giuridicamente vaga che rischia di trasformare lo status migratorio in una forma di punizione.
Regime sanzionatorio basato su obblighi di “cooperazione”
Il regolamento introduce un sistema severo di sanzioni per le persone che non collaborano alle procedure di rimpatrio. Il mancato rispetto di questi obblighi può comportare sanzioni o prolungamento delle misure restrittive, creando una situazione in cui le persone possono essere penalizzate per condizioni che non dipendono da loro.
Aumento dell’irregolarità e del limbo giuridico
Il regolamento consente agli Stati membri di emettere un ordine di espulsione immediatamente dopo qualsiasi decisione che ponga fine al soggiorno regolare, senza l’obbligo di valutare prima alternative nazionali di soggiorno come permessi per motivi umanitari. Questo meccanismo rischia di spingere migliaia di persone verso l’irregolarità e un limbo legale permanente.
Questa proposta rischia di normalizzare la detenzione prolungata, esternalizzare le deportazioni fuori dall’UE, ridurre le garanzie procedurali e aumentare la vulnerabilità delle persone migranti. Per queste ragioni chiediamo ai Parlamentari di rigettare il regolamento e avviare un nuovo processo legislativo che metta al centro il rispetto dei diritti fondamentali, dello Stato di diritto e degli obblighi internazionali dell’Unione europea.

