Il 4 maggio a Bologna la tappa conclusiva della Road Map per il diritto d’asilo e la libertà di movimento: «Così vogliamo disobbedire al patto europeo migrazioni e asilo».

Si concluderà il prossimo 4 maggio con una grande assemblea nazionale a Bologna che si terrà nella Sala Casa di Quartiere “Katia Bertasi”, patrocinato dal comune felsineo, (e con il contributo di Otto per Mille Valdese, Fondazione Migrantes e Open Society Foundation) la “Road Map per il diritto d’asilo e la libertà di movimento” promossa da nove organizzazioni – Forum per Cambiare l’Ordine delle Cose, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA), Rivolti ai Balcani, Europasilo, Italy must act, Refugees Welcome Italia, Mediterranea Saving Humans, Rete comunità solidali, e Stop Border Violence. «Così vogliamo riportare all’interno dell’Europa i suoi valori fondanti: democrazia, libertà, uguaglianza», affermano le nove realtà associative che hanno girato negli ultimi sei mesi l’Italia, esaminando dal basso, partendo dai vari contesti metropolitani e cittadini, le nuove norme europee in discussione al parlamento catalogate sotto l’ombrello unico del Patto migrazioni e asilo. I cinque regolamenti, che prevedono, tra le altre cose, una detenzione generalizzata per chiedere asilo alle frontiere dell’Ue, e i respingimenti di massa verso paesi considerati sicuri, intanto, sono stati approvati il 10 aprile, ma la mobilitazione delle organizzazioni sui diversi territori non si è fermata.

In sostanza, le organizzazioni si chiedono: Quale Europa vogliamo?

«Vogliamo che i valori di cittadinanza e libertà fondanti dell’Unione Europea devono essere imposti a quei governi come Italia e Ungheria che vi sono da ostacolo, e invece accade il contrario. Siamo al termine di una call to action che è durata diversi mesi contro un patto scellerato che contestiamo, a cui non solo bisogna rispondere con i diritti, ma a cui è diventato urgente disobbedire», afferma Giovanna Cavallo, coordinatrice del Forum per Cambiare l’Ordine delle Cose, a nome della rete che ha promosso la Road Map. E continua: «non ci basta più denunciare le conseguenze nefaste delle politiche europee e italiane, occorre agire per modificare queste norme, a partire dal nuovo Parlamento Europeo che sarà eletto a giugno e che dovrà essere in grado di invertire la pericolosa direzione di marcia autoritaria intrapresa dall’Ue». Negli ultimi sei mesi, da Caserta a Cosenza e Lamezia Terme, da l’Aquila a Firenze, Reggio Emilia, Roma, Milano, Taranto, Varese, Urbino, solo per citare alcune delle città che sono state toccate dalla Road Map, attivisti e attiviste, associazioni, operatori, legali e giuristi, hanno contribuito in diversi incontri e gruppi di lavoro, a rendere una giusta informazione verso le comunità locali: sulle drammatiche conseguenze di questo nuovo patto europeo che considera le migrazioni come un processo ulteriormente da criminalizzare.

È stato un lungo percorso portato avanti dal basso verso l’alto, attraverso cui le organizzazioni hanno portato la propria voce e quella dei migranti al mondo politico istituzionale, sia all’assemblea organizzata dal partito democratico lo scorso gennaio, invitando gli eurodeputati di quel partito a non votare un Patto che è possibile sintetizzare con tre parole: «respingere, trattenere, detenere», che a Bruxelles, dove una delegazione della rete ha incontrato alcuni europarlamentari, e consegnato una lettera pubblica prima del voto, invitandoli, dunque, a non votare. Ora, a Bologna, i risultati di questa interlocuzione con le forze parlamentari, le istanze e gli esiti emersi nelle varie tappe della Road Map, saranno discussi in una grande assemblea, il 4 maggio, un passo ulteriore per riportare all’interno dei confini dell’Europa i suoi valori fondanti: democrazia, libertà, uguaglianza. La scala è gettata.

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