Bene il nuovo decreto immigrazione, ora avanti con coraggio

Grande soddisfazione: così il Forum per cambiare l’ordine delle cose accoglie il nuovo ‘decreto immigrazione’, firmato dal presidente Mattarella e finalmente pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Un provvedimento che, andando a modificare i ‘decreti sicurezza’ voluti dall’ex ministro degli Interni Matteo Salvini e convertiti in legge nel dicembre 2018, rappresenta un passo importante nella direzione del ripristino dei diritti. Un percorso cui il Forum ha contribuito con il lavoro di rete nei territori, il confronto con i soggetti impegnati nella tutela dei diritti (tra gli altri Refugees Welcome Italia, cooperativa WellcHome, Fondazione Migrantes, Rete EuropAsilo, Grei250, cooperativa Less, Comitato per il Centro sociale, Idea Prisma 82, cooperativa La Casa Giusta, ALTERNATA SILoS onlus, Asgi, Alterego, Pensare Migrante), le consultazioni con la politica, iniziate ad agosto e proseguite in questi mesi.

In particolare, il testo pubblicato oggi interviene sulle situazioni di irregolarità prodotte dai ‘decreti Salvini’, che con l’eliminazione della protezione umanitaria ha privato del documento oltre 100mila persone, la maggior parte in Italia da anni. Con l’articolo 15 il nuovo provvedimento introduce “disposizioni transitorie dirette a prevenire le incertezze interpretative sull’applicabilità del nuovo assetto normativo ai procedimenti in corso”. “Finalmente sicurezza non significa più esclusione”, afferma Giampaolo Mosca, membro del Forum per cambiare l’ordine delle cose e dell’Ex Canapificio di Caserta, sottolineando come le modifiche introdotte dal nuovo provvedimento riguardino la possibilità di “dare un permesso di soggiorno per due anni, valido per lavoro, anche a chi può dimostrare che in questi anni ha intrapreso percorsi di inclusione sociale, lavorativa”. Sarà infatti riconosciuta la ‘protezione speciale’ anche alle persone che hanno perso il documento proprio in conseguenza dei ‘decreti sicurezza’ di Salvini. “Il governo riconosce l’importanza del percorso di inclusione sociale e radicamento nel territorio realizzato dal cittadino straniero, al fine di rafforzare la tutela della vita privata e familiare con il rilascio di un permesso di soggiorno per protezione speciale di due anni, rinnovabile”, sottolinea Domenica D’Amico (Forum per cambiare l’ordine delle cose, Ex Canapificio di Caserta), evidenziando come il rilascio del permesso per protezione speciale “deriverà da una valutazione delle Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale, ma anche dalla responsabilità che dovranno assumersi i Questori nella valutazione dei rischi cui il cittadino straniero sarebbe esposto in caso di espulsione”.

Proprio sul punto toccato dall’art. 15 del nuovo decreto il Forum per cambiare l’ordine delle cose è intervenuto concretamente in questi mesi, segnalando alle forze politiche una necessità forte legata alla presenza di moltissime persone escluse dal tessuto sociale ed economico a causa dalla normativa introdotta a dicembre 2018: situazioni che il Forum ha reso visibili anche grazie alla campagna #Visto chiusa ad agosto, con cui è stata data voce e visibilità a chi era stato messo ai margini dai decreti sicurezza.

Ora il lavoro prosegue: già perché, nonostante la soddisfazione per gli importanti passi in avanti, c’è ancora molto da fare. “Il risultato è ancora molto parziale rispetto a ciò che auspicavamo e che abbiamo proposto. Dobbiamo superare l’orizzonte della legge Bossi Fini”, afferma D’Amico, proseguendo: “Questa è  la strada per invertire un’inerzia che si nutriva di ingiustizia, ma anche di tanta rassegnazione e passività”. E’ con questa prospettiva che il Forum proseguirà il lavoro di rete e le consultazioni: la prossima è prevista per domani, venerdì 23, con alcuni rappresentanti del Partito Democratico.
Tante sono ancora le modifiche da fare, in un’ottica che, più in generale, faccia proprio un approccio basato sull’inclusione, il riconoscimento dei percorsi di vita, la tutela dei diritti. “Ce la metteremo tutta per continuare il lavoro di advocacy con le reti, i movimenti, i parlamentari per migliorare il testo durante la conversione in legge, e per costruire nei territori punti di riferimento per aggregare le persone sfiduciate e schiacciate, che in questi ultimi due anni hanno resistito alle discriminazioni e alle ingiustizie. Continueremo nel nostro percorso di riattivazione dei territori, che possa coinvolgere cittadini italiani e stranieri verso un cambiamento sociale profondo”.