Mentre piangiamo oltre 50.000 morti nella Striscia di Gaza, e assistiamo a un genocidio in corso causato da una brutale aggressione militare israeliana, oggi condividiamo una piccola ma significativa vittoria: una luce accesa nel buio, per tre ragazze e per tutte le persone che hanno il diritto di venire in Italia per studiare e costruirsi un futuro.
In una decisione che segna un importante precedente sul piano del diritto umanitario e amministrativo, il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio ha accolto la domanda cautelare presentata da Yalla e da Legal Aid in favore delle tre studentesse palestinesi della Striscia di Gaza, seguite dalle volontarie di Watermelon, consentendo loro di avviare il procedimento per ottenere un visto di ingresso in Italia per motivi di studio.
Le giovani, vincitrici di una borsa di studio e pre-iscritte all’Università di Siena, avevano chiesto alle autorità consolari italiane, tramite il team di Yalla Study, la possibilità di presentare formalmente domanda di visto. Tuttavia, la loro richiesta era stata respinta dalla sede diplomatica italiana a Gerusalemme, la quale aveva motivato il diniego con l’impossibilità di procedere alla rilevazione delle impronte digitali e alla consegna del visto a causa del “conflitto armato” in corso e della conseguente chiusura delle frontiere.
Il TAR ha invece ritenuto fondato il ricorso, evidenziando diversi punti cruciali:
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Contingenza eccezionale: Il Tribunale ha riconosciuto che l’attuale situazione nella Striscia di Gaza rende materialmente e giuridicamente impossibile seguire le normali procedure, comprese quelle legate alla procura alle liti e alla presenza fisica presso le sedi diplomatiche, e che dunque le procedure vanno adeguate;
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Diritto all’istruzione e uso delle tecnologie: È stato stabilito che, data l’eccezionalità del caso, l’istruttoria (compresi eventuali colloqui e documentazione) può svolgersi in modalità integralmente telematica, in virtù del Codice dell’Amministrazione Digitale e dei principi di leale collaborazione;
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Acquisizione dei dati biometrici: L’ordinanza suggerisce la possibilità di rinviare questo passaggio o di attuarlo in loco attraverso delegati, nel rispetto della sicurezza e della praticabilità operativa;
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Flessibilità consolare: Il TAR ha riconosciuto la facoltà dell’Amministrazione di assegnare la competenza ad altre sedi consolari, anche solo per singole fasi del procedimento, purché ciò avvenga per giustificato motivo.
La decisione, pur non concludendo il procedimento nel merito, impone all’Amministrazione italiana di attivarsi per individuare modalità compatibili con il contesto di guerra, per permettere l’avvio dell’iter di rilascio del visto. Si tratta di una pronuncia che coniuga tutela dei diritti fondamentali, come il diritto allo studio, con l’esigenza di adattare le procedure amministrative alle condizioni eccezionali generate da crisi umanitarie. Questa non è solo la storia di due ragazze. È un precedente per tutti coloro che chiedono solo giustizia e accesso allo studio. È la prova che, anche in mezzo alla disumanizzazione, la dignità può ancora trovare voce nei tribunali.
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