Amantea: razzismo, pregiudizio, mancanza di tutele. Hai #Visto Abbas?

Un regolare permesso di soggiorno. Una permanenza pluriennale in Italia. Eppure Abbas Mian Nadeem si trova chiuso in uno dei capannoni, dalle condizioni invivibili, adibiti a strutture per le quarantene, adiacenti il CARA di Isola Capo Rizzuto.
Perché? Se lo chiede anche lui, e non trova una risposta. Come non la trovano i membri del Guarimba Film Festival di Amantea, che denunciano la situazione. Nessuno sembra assumersi la responsabilità di quanto successo. E intanto un uomo è bloccato a un centinaio di chilometri da casa sua.

Abbas Mian Nadeem è un uomo di origine pachistana, che ad Amantea vive da quattro anni. E’ ospite di una struttura di accoglienza, ed è titolare di un permesso di soggiorno per “protezione speciale”, a causa delle condizioni di salute particolarmente critiche: è sieropositivo e affetto da epatite B e C.

Eppure è stato incredibilmente portato nel Cara, dove si trova da ormai una settimana. Lo hanno trasferito insieme ad altre undici persone, sbarcate a Roccella Jonica e inizialmente ospitate ad Amantea, ma spostate dalla cittadina calabrese a seguito delle violente proteste dei residenti, contrari alla loro presenza. Gli undici si trovano in regime di quarantena preventiva perché potenzialmente a rischio Covid19 dopo aver viaggiato con venti positivi. Insieme a loro c’è incredibilmente Abbas Mian Nadeem. La sua presenza nella struttura di Isola Capo Rizzuto, oltre a non avere alcun motivo di fondo, preoccupa: a causa delle sue condizioni di salute, è un soggetto ad alto rischio.

Se le proteste dei residenti contro la presenza dei migranti sbarcati rappresentavano già di per sé un fatto gravissimo, la situazione vissuta da Abbas Mian Nadeem ha dell’inverosimile. Tanto che nessuno ha al momento fornito alcuna spiegazione, forse perché proprio non c’è. Dalla prefettura di Crotone dicono che “la gestione dei migranti di Amantea è di competenza dell’ufficio di Cosenza”. Da Cosenza indicano l’Azienda sanitaria provinciale: “Con una relazione sanitaria ci è stato segnalato che l’uomo era entrato in contatto con il gruppo di migranti, per questo per lui è stata disposta la quarantena”. L’Asp non fornisce una propria versione.

In realtà, Abbas Mian Nadeem non ha mai avuto nulla a che fare con le persone sbarcate pochi giorni fa: la struttura dove erano state ospitate è stata da subito piantonata dall’esercito a causa delle proteste, e su disposizione della Prefettura nessuno era autorizzato ad entrare o uscire. Inoltre, il primo a non avere interesse a entrare in contatto con dei soggetti a rischio era proprio l’uomo, consapevole delle proprie condizioni di salute.
Giovedì scorso si trovava di fronte alla struttura in cui erano ospitati i migranti, proprio nel momento in cui venivano trasferiti: voleva consegnare alcuni indumenti a un amico, mediatore culturale del centro per richiedenti asilo, e costretto alla quarantena dopo essere entrato in contatto con i migranti. “Mi ha lasciato una busta oltre il cancello”, spiega il mediatore, che racconta come una signora abbia iniziato a urlare, rivolgendosi ai militari presenti, di portare via anche Abbas, che doveva essere isolato. “Ho provato a spiegare loro che è sieropositivo, ha l’epatite B e C e il Covid per lui sarebbe una condanna a morte”, dichiara il mediatore. Non è servito a nulla, come non sono servite le richieste di spiegazione dell’uomo. “Mi hanno costretto a salire sul pullman senza dirmi perché”, spiega Abbas, che in un video diffuso da La Repubblica chiede aiuto mostrando le condizioni della struttura. 

“E’ terribile quello che è successo, una persona conosciuta da tutti nel nostro paese, per giunta malata, è stata deportata in un centro con la forza, senza alcun motivo. E’ un precedente pericoloso per tutti noi, italiani e non”: così Giulio Vita, presidente dell’associazione La Guarimba di Amantea, attiva sul territorio per la promozione dei diritti. Proprio Vita è stato oggetto di insulti e minacce a mezzo telefono, da ignoti.

Le pressioni di attivisti e amici dell’uomo hanno fatto sì che ad oggi Abbas Mian Nadeem si trovi ancora nella struttura di Isola Capo Rizzuto, ma in una stanza sanificata e isolata. In infermeria viene monitorato dal personale medico e può finalmente riprendere la terapia che segue da anni per tenere sotto controllo le proprie condizioni di salute, e che ha dovuto forzatamente interrompere a causa del trasferimento.

Quello che emerge da questa assurda e gravissima vicenda è un insieme di prassi illegittime, razzismo, legittimazione dei pregiudizi. Quanto successo a Abbas Mian Nadeem palesa la mancanza di tutele che, in Italia, grava sulla vita delle persone migranti. Denuncia le condizioni invivibili in cui i migranti vengono costretti a stare. Evidenzia come la politica spesso dia la sponda a atteggiamenti escludenti e razzisti, piuttosto che garantire la tutela dei diritti per tutti.
Solidarizziamo con i membri di La Guarimba e con Abbas Mian Nadeem: chi si assumerà la responsabilità di quanto successo? Chi chiederà le dovute scuse a un uomo messo in condizione di serio pericolo, e tolto da un momento all’altro, senza alcune spiegazione, dalla propria vita?
Attendiamo risposte.