Una vittoria per il diritto allo studio e alla mobilità internazionale
Nella foto che accompagna questo articolo c’è Ahmad T., giovane ingegnere informatico originario di Aleppo, una città segnata da anni di guerra, distruzione e instabilità. Come molti studenti provenienti da contesti di conflitto, Ahmad ha intrapreso un percorso di studio e lavoro fuori dal proprio paese per costruirsi un futuro basato sulla conoscenza, sulla ricerca e sulla dignità.
Dopo essersi laureato con il massimo dei risultati in Ingegneria Informatica, primo classificato nel suo dipartimento e nella Facoltà di Ingegneria, Ahmad è stato ammesso al corso di Laurea Magistrale in Intelligenza Artificiale presso l’Università di Verona. Un traguardo ottenuto grazie al merito accademico, alla determinazione personale e a un percorso costruito con sacrificio, lontano da una Siria ancora oggi attraversata da violenze e instabilità.
Nonostante una documentazione completa, risorse economiche personali, un lavoro regolare ad Ankara e una garanzia economica aggiuntiva, la sua domanda di visto per studio è stata inizialmente respinta dal Consolato d’Italia ad Ankara.

Il rigetto si fondava su valutazioni generiche e su un sospetto infondato circa le reali finalità del soggiorno, una prassi purtroppo frequente per studenti e studentesse provenienti da paesi colpiti da conflitti. Grazie al ricorso presentato al TAR del Lazio, con il supporto di un’attività di assistenza e orientamento legale mirata, il Tribunale ha richiesto al Consolato di riesaminare il caso. Il riesame ha confermato quanto sostenuto fin dall’inizio: il rigetto era illegittimo e infondato e il Consolato dunque ha rivalutato il caso e rilasciato il visto.
Questo risultato non rappresenta solo una vittoria individuale. È la dimostrazione concreta che il diritto allo studio internazionale può e deve essere difeso e le prassi discriminatorie possono essere contrastate. Il diritto alla Mobilità Internazionale non può essere oscurato dall’origine geografica o dal contesto politico di provenienza. In un mondo in cui nascere ad Aleppo, in Siria, o in altri territori segnati dalla guerra significa spesso partire svantaggiati, l’accesso all’istruzione internazionale diventa uno strumento di giustizia, non un privilegio.
Nelle ultime settimane abbiamo ottenuto diverse ordinanze cautelari favorevoli con le quali il TAR ha riconosciuto che i dinieghi di visto per studio erano stati adottati senza un’istruttoria adeguata e senza un reale confronto con gli studenti, nonostante le criticità fossero chiaribili e la preparazione linguistica fosse già stata valutata positivamente dalle università, rilevando inoltre che il rischio di perdere il percorso di studi costituisce un pregiudizio grave che merita tutela immediata.
Estratto dell’Ordinanza Cautelare

Yalla Study continuerà a monitorare le prassi consolari, a offrire supporto legale e orientamento, e a stare accanto a studenti e studentesse che, nonostante confini, conflitti e ostacoli burocratici, rivendicano il diritto di studiare, muoversi e costruire il proprio futuro. Purtroppo questa storia è rappresentativa di tante altre. Leggi il perchè sul nostro ultimo Report
Ringraziamo la Fondazione Haiku Lugano per il supporto al programma Yalla Study.

