I riflessi sul piano locale delle politiche securitarie europee

A Taranto una partecipata assemblea cittadina organizzata dall’associazione Babele ha discusso il 5 aprile degli effetti sul territorio del Patto europeo migrazioni e asilo.

«A Taranto già dal 2016 facciamo i conti con le politiche della detenzione di matrice europea e con le sue ricadute negative sul nostro territorio. Le procedure di frontiera, l’approccio al trattenimento dei richiedenti asilo, le procedure accelerate previste oggi dal Patto migrazioni e asilo e, a causa delle quali, ai migranti che arrivano in Italia non verrà consentito di spiegare le motivazioni per cui chiedono asilo, sono problematiche con cui abbiamo a che fare già da diversi anni, dice Enzo Pilò, volto storico in Puglia dell’attivismo in materia di migrazioni e presidente dell’associazione Babele.

L’occasione è l’assemblea organizzata il 5 aprile all’interno della chiesa valdese di via general Messina, tappa locale della Road Map per il diritto d’asilo e la libertà di movimento. «Anche per questo, perché ben conosciamo il modello securitario europeo introdotto da noi con l’istituzione dell’hotspot, abbiamo raccolto l’invito alla mobilitazione delle organizzazioni promotrici della Road Map», aggiunge Pilò: «e perciò vi invitiamo a firmare la petizione per chiedere agli europarlamentari di non votare il Patto che sarà in discussione al parlamento la prossima settimana».

«Sono i frutti avvelenati della politica europea che riscontriamo già nel decreto Cutro, dove il governo Meloni ha ampliato le maglie del trattenimento fino a 4 settimane, con il sogno governativo che è quello che una persona migrante, così, potrà essere espulsa senza aver messo piede in Europa», ha spiegato Luca Rondi, giornalista di Altreconomia, intervenendo a nome della rete della Road Map all’incontro di Taranto. E ancora, ha ribadito: «è la bestia tentacolare del trattenimento, quella che il Patto Europeo vuole potenziare, e che conosce diverse angolature». E poi, ha detto il giornalista: «voi a Taranto avete avuto a che fare con gli hotspot che sono strutture detentive quasi analoghe a quelle dei Cpr, su cui la nostra rivista ha scritto tanto, soprattutto, in relazione all’abuso di psicofarmaci somministrati ai migranti. Sono i centri per i rimpatri che l’Europa e, di riflesso, il governo italiano, chiede di aumentare. Sono i Cpr come quelli di Torino, Roma, Milano, Potenza, dove i migranti si suicidano perché non reggono la detenzione senza che abbiano commesso alcun reato, e gli enti gestori vengono commissariati per le condizioni in cui si trovano i centri. Sono le stesse società che proprio oggi la prefettura di Roma ha scelto per gestire i centri per i rimpatri in Albania», ha concluso il giornalista che in questi giorni torna in libreria con “Chiusi Dentro”, un libro che è proprio un’indagine approfondita delle politiche europee sull’asilo e sull’immigrazione.

Dopo l’intervento di Rondi, l’assemblea cittadina è poi entrata nel vivo. Dapprima, con il racconto da parte dei membri dell’equipaggio della nave della ong tedesca Sea Eye che si trova sotto sequestro al porto di Taranto per violazione del decreto Piantedosi, dal 10 marzo, dopo lo sbarco a Reggio Calabria e aver salvato 144 migranti, tra i quali anche neonati e minori non accompagnati.

«Di fronte a questa opzione securitaria che ha preso sempre più piede nel cuore dell’Europa, davanti alle barriere normative poste nei confronti delle persone migranti e in un periodo in cui le guerre sono in aumento gli enti locali possono incidere in qualche modo, nel loro piccolo, mettendo in campo delle politiche di inclusione», ha riconosciuto Francesco Leo, giovane sindaco del comune di San Marzano di san Giuseppe dove esiste da diverso tempo un centro ex Sprar di eccellenza gestito dall’associazione Babele che ha organizzato l’assemblea di Taranto.

Angela Todaro, che di Babele è tra le fondatrici, ha insistito sulla necessità di ritrovare quello spirito di 20 anni fa, quando il sistema di accoglienza nacque e fu concepito come modello di protezione delle persone migranti. Infine, lo stesso rappresentante legale dell’associazione Babele, Enzo Pilò, che ha organizzato l’incontro a cui hanno partecipato diverse realtà del luogo come l’associazione Ohana, i Verdi, Libera, Mediterranea, ha ricordato come «Taranto sia lo specchio a livello locale delle politiche di detenzione europee, la nostra città sta esattamente in questo quadro, all’interno di questo sistema che vuole le persone migranti vittime sacrificali di un modello. Che Taranto sia una città accogliente con i migranti, perlomeno a livello istituzionale, è un falso mito», ha concluso.

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