Accordo Italia Albania: tante domande e poche risposte.

È possibile trasferire coattivamente i richiedenti asilo dall’Italia in un paese terzo? E ancora: a che titolo potrebbero essere trattenuti in modo collettivo in Albania? Dopo aver letto il testo del protocollo siglato lunedì scorso a Palazzo Chigi tra i presidenti del consiglio, Edi Rama e Giorgia Meloni, nella rete di attivisti, giuristi e operatori che compongono il Forum emergono diverse domande che suscitano in noi profonda inquietudine. A cominciare dal fatto che il Testo Unico Immigrazione prevede che gli stranieri soccorsi in mare vengano sbarcati, alloggiati ed accolti in appositi centri stabiliti normativamente, oltre che informati circa i loro diritti e la propria situazione giuridica. E, dunque, la Legge italiana in materia di immigrazione non contempla minimamente la possibilità che tali centri vengano costruiti fuori dall’Italia. Non soltanto. Secondo il protocollo, le stesse domande d’asilo sarebbero presentate in Albania, configurando in tal modo la violazione automatica del Regolamento dell’Unione Europea così detto di Dublino, il quale prevede che gli stati membri esaminino le domande di protezione internazionale presentate da un cittadino di un paese terzo o da un apolide sul territorio di un qualsiasi stato membro. E l’Albania, come è noto, non è un membro dell’Ue.

Procedura di frontiera. Un altro dei punti oscuri dell’accordo siglato tra i due Paesi, e su cui il Forum pretende chiarezza, è l’applicazione ai migranti sbarcati della così detta procedura accelerata di frontiera. Tale procedura, infatti, non può essere svolta in una area diversa da quella di ingresso. Come per altro hanno stabilito di recente i giudici di Catania e Firenze, non convalidando i trattenimenti di alcuni cittadini tunisini. Ed è proprio il trattenimento dei richiedenti asilo il chiodo fisso dell’esecutivo Meloni, attraverso la procedura di frontiera che abbatte per le persone migranti che arrivano in Italia le possibilità di capire che differenza ci sia tra asilo, commissione e polizia, visto che oggi i richiedenti asilo, anche minori, provenienti da paesi “sicuri” come la Tunisia si interfacciano solo con la detenzione. Ora, addirittura, con questo protocollo, sarebbero detenuti in uno stato extra Ue, senza la convalida di un giudice. E, da qui, discendono altre domande: i membri delle commissioni territoriali italiane, gli avvocati, i giudici, dovranno andare in Albania nell’ambito di tali procedure? E, nel caso in cui al richiedente sia negato l’asilo, dovrà essere nuovamente trasferito in un centro per rimpatri in Italia, con conseguente aggravio di risorse? 

Il nodo delle risorse Proprio la questione dei fondi alla base dell’accordo appare un altro dei punti controversi. La bozza di protocollo fatta circolare da Palazzo Chigi ai giornalisti era senza allegati, ma è proprio lì dentro che poi si è scoperto che ci sono le cifre che l’Italia dovrà sostenere per l’intero progetto: 16, 5 milioni di euro all’anno per cinque anni, che dovranno servire per coprire tutte le spese mediche, legali e di gestione dei migranti che l’Italia manderà in due centri in Albania. Le risorse andranno in un fondo così definito: “Fondo per il rimborso delle spese sostenute in attuazione del protocollo italo-albanese, nel quadro del rafforzamento della cooperazione sulle questioni migratorie”. Uno spreco immenso di risorse, dunque, mentre in Italia si lasciano i minorenni a vivere in strutture fatiscenti, privati della libertà personale di fatto e per mesi negli hotspot o in strutture non idonee.

Oltre l’Italia Dall’altra parte dell’Adriatico, intanto, l’accordo tra i due paesi sembra suonare come un ricatto neo-coloniale, in base al quale l’Albania concede un diritto di extraterritorialità sul suolo nazionale, concedendo allo stesso tempo uno spazio su cui vale la legge italiana, in nome della retorica per la quale gli albanesi sono stati aiutati dall’Italia durante l’emigrazione degli anni’90. Qui, però, non c’è solo la presunta ricompensa, ma anche l’appalto della questione migratoria, cioè il meccanismo previsto dal Patto per le Migrazioni e l’Asilo, di esternalizzazione delle frontiere dell’Unione. Ed è per questo che il governo italiano si è affrettato a dichiarare che il Memorandum sarebbe in linea “con la priorità accordata alla dimensione esterna della migrazione e con i dieci punti del piano della presidente della Commissione Von Der Leyen”, mentre da Bruxelles hanno glissato, affermando che “sarebbe importante che un accordo di questo tipo rispetti pienamente il diritto comunitario ed internazionale e che il riconoscimento dell’Albania come paese terzo sicuro non potrà servire a legittimare respingimenti collettivi”, come dall’accordo in ogni caso traspare, aggiungiamo noi.

Il parere dei giuristi. Sull’accordo Italia-Albania abbiamo chiesto un parere a Francesca Napoli, giurista e avvocata esperta di protezione internazionale: «Per quanto mi riguarda trovo preoccupante che il governo, dopo i falliti tentativi di esternalizzare le frontiere in Libia e Tunisia adesso miri ai Balcani. E’ un progetto che lede profondamente la dignità e la tutela degli individui in quanto ipotizzare che i naufraghi, dopo lunghi e perigliosi viaggi, una volta soccorsi debbano essere trasportati fino in Albania invece che sbarcare nel porto sicuro più vicino, ovvero l’Italia, è disumano nonché illegittimo. Inoltre è alquanto improbabile immaginare che molte delle vulnerabilità dei richiedenti protezione possano essere individuate in tempo per evitare loro l’internamento. Una volta detenuti, infatti, ci si domanda come queste persone potranno realmente beneficiare di adeguata assistenza socio legale affinché la procedura di asilo possa svolgersi nel pieno rispetto dei loro diritti fondamentali. Personalmente rilevo numerosi profili di illegittimità, oltre ad evidenti difficoltà pratiche e costi ingenti che mi fanno sperare nel fatto che l’esternalizzazione delle nostre frontiere in Albania non trovi applicazione pratica restando un mero atto di propaganda per gettare fumo negli occhi degli elettori distraendoli dalle reali problematiche del paese».

Sia come sia, questa operazione italo-albanese sembra essere avallata dalle cancellerie europee, che attendono le elezioni comunitarie del 2024 per esprimersi. Altri segnali lo dimostrano, per esempio, la sospensione nei giorni scorsi da parte di alcuni Stati membri, tra cui l’Italia, del trattato di Schengen, che d’altro canto non è una iniziativa casuale, ma si combina perfettamente con le politiche europee e nazionali che sono alla base del Patto Europee Migrazioni e Asilo.

Contro queste politiche che vìolano il diritto di accesso all’Unione europea per chi cerca protezione, il Forum ha scelto di mobilitarsi da tempo. Ed è partita proprio in questi giorni una road map sui territori che è intesa come uno spazio di confronto e proposte aperto a tutti, in cui ognuno, con la propria sensibilità e con le proprie competenze, possa rendere la società civile italiana, ed europea, davvero consapevole dei gravi rischi di violazione dei diritti umani a cui rischiano di portare le politiche adottate dal Patto migrazioni e Asilo e, di riflesso, quelle degli stati membri.

Per partecipare info@percambiarelordinedellecose.eu

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