Decreto Piantedosi: Il ministero dell’interno vuole impedire le conversioni in lavoro dei permessi di protezione speciale

Nelle ultime settimane sono arrivate all’area legale del Forum diverse segnalazioni riguardanti il fatto che i titolari di protezione speciale rilasciata dalla Commissione Territoriale o dal Tribunale (decisione adottata nella procedura di richiesta asilo) prima dell’entrata in vigore del Decreto, sono stati informati dalle questure della impossibilità di convertire il loro permesso di soggiorno. Nello specifico, le segnalazioni sono arrivate dalle questure di Bologna, Bolzano, Caltanissetta, Caserta, Catania, Latina, Napoli, Roma, Reggio Calabria, Torino, e infine Savona.

Queste decisioni degli organi di polizia si sono basate su una circolare emessa dal Ministero dell’Interno lo scorso primo giugno (aggiungiamo un link dove scaricarla), e che indicava come non convertibili i permessi di soggiorno per protezione speciale, «se l’istanza di conversione è proposta successivamente al 4 maggio 2023», così recita la circolare, facendo riferimento all’entrata in vigore del così detto Decreto Piantedosi.

Tuttavia, dopo una attenta analisi effettuata dai giuristi del Forum, è stato notato come la circolare emanata dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Viminale contrasti con lo stesso meccanismo previsto dal Decreto, che invece consente ai  titolari di protezione speciale (già rilasciato secondo ex articolo 19, comma 1.1 terzo periodo, del Testo Unico Immigrazione) di usufruire di un congruo periodo di tempo, anche ai fini della ricerca di un lavoro stabile, per convertire il titolo di soggiorno in motivi di lavoro, evitando così il rischio di cadere in una posizione di irregolarità giuridica. Non soltanto. La stessa circolare precisa, poi, che sono convertibili in motivi di lavoro “soltanto” i permessi incardinati con procedura ai sensi dell’art 19, c.1.2 (cioè con istanza inoltrata direttamente al questore), e già rilasciati prima dell’entrata in vigore del Decreto Legge. Ma anche questa interpretazione è erronea rispetto a quanto prevede il Decreto, che, invece, stabilisce, all’articolo 7 comma 3: «i permessi di soggiorno già rilasciati ai sensi del citato articolo 19, comma 1.1, terzo periodo, in corso di validità, sono rinnovati per una sola volta e con durata annuale, a decorrere dalla data di scadenza». Ciò significa che la disposizione di legge consente la conversione di tutti i permessi di protezione speciale per la tutela della vita privata e familiare, senza alcuna distinzione tra quelli rilasciati dopo il provvedimento del questore, e quelli rilasciati a seguito della decisione della Commissione territoriale o con provvedimento del giudice. 

Al fine di chiedere un’immediata revisione dell’indirizzo interpretativo della circolare e per permettere a migliaia di persone di convertire il loro permesso, vi chiediamo di segnalare le prassi intraprese dalle Questure dei vostri territori alla nostra mail info@cambiarelordinedellecose.eu.

Leggi la nostra nota tecnica.

Scarica la circolare del Viminale

Partecipa alla Campagna #paradossiall’italiana

 

Come abbiamo più volte ribadito, la protezione speciale esiste ancora come diritto esigibile anche per la tutela della vita privata e famigliare. Dato che si tratta di un istituto che continua ad essere riconosciuto dall’adesione dell’Italia agli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato, come quelli derivanti dalla ratifica della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) e in particolare dall’articolo 8 della Convenzione, che prevede la tutela del diritto alla vita privata e familiare, al pari della tutela che prevede il rischio di persecuzione e trattamenti inumani e degradanti in caso di rientro nel paese di origine.

Per questo, al fine di attivare una contro narrazione per quanto riguarda la protezione speciale vista l’immediata conseguenza che avrà sulla vita di oltre 100mila persone in Italia, continueremo a portare avanti la campagna Paradossi all’Italiana, al fine di rendere accessibili le tutele per migranti e richiedenti asilo attraverso una capillare informazione e uno specifico orientamento, affinché le commissioni territoriali continuino a valutare i criteri di vita privata e familiare, attivando una serie di contenziosi strategici per applicare gli obblighi della nostra Costituzione, oltre a un monitoraggio continuo delle prassi, per iniziare a smantellare dalla base questo Decreto “punitivo” che, in continuità con altre leggi emanate dagli governi degli ultimi anni, in primis i “Decreti Sicurezza”, punta a colpire le fasce economiche più svantaggiate e i soggetti politicamente o socialmente più esposti.

Contattaci alla nostra mail info@cambiarelordinedellecose.eu

 

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