Decreto Cutro, ovvero come smantellare l’accoglienza.

Nell’ottica di colpire le fasce economiche più svantaggiate e i soggetti politicamente o socialmente più esposti, il così detto Decreto Cutro, mira a punire in maniera violenta le persone che un ordinamento democratico dovrebbe tutelare.
L’articolo 5ter stabilisce di escludere i richiedenti asilo dall’accoglienza nel SAI, ossia dal Sistema di Accoglienza e Integrazione gestito dai Comuni attraverso appositi progetti di accoglienza diffusa. Le uniche eccezioni a questa esclusione riguardano le categorie di richiedenti asilo definiti vulnerabili dalla legge, coloro che arrivano coi corridoi umanitari, con i programmi di reinsediamento o le evacuazioni, nonché gli ucraini e gli afghani (salvo però respingere gli afghani che sbarcano o cercano di arrivare via terra, come accade ancora oggi lungo il confine tra Italia e Slovenia).

Dunque, il governo Meloni, sul solco degli altri esecutivi che si sono alternati in passato, interviene sul diritto dell’immigrazione non solo escludendo centinaia di migliaia di persone dalla platea di beneficiari dei servizi di welfare, come l’orientamento al lavoro e la formazione professionale, ma anche depotenziando, ulteriormente, i servizi di cui tale platea di richiedenti asilo beneficiavano in base alla precedente normativa. Detto ancora in altri termini: il “Decreto “Cutro” ha previsto l’eliminazione dell’assistenza psicologica, dei corsi di lingua italiana e dei servizi di orientamento legale e al territorio sia nei centri governativi di prima accoglienza che nei Cas. Come è noto, si tratta di servizi minimi, primari, che devono essere assicurati, peraltro, sia nei centri ordinari Sai/Ex Sprar, che nei centri governativi di prima accoglienza, negli hotspot, e nei CPR (centri di detenzione e trattenimento ai fini di espulsione e del rimpatrio).

In tutti i casi, secondo le nuove norme, il destino che attende i richiedenti asilo che già vivono o che continuano ad arrivare ogni giorno in Italia ((quando non ricorrano le condizioni che giustificano il trattenimento nei CPR e la successiva espulsione a seguito del rigetto della loro domanda) è quello di essere collocati, sempre più massicciamente, negli hot spot, nei centri governativi di prima accoglienza, nei CAS e nei centri provvisori che i prefetti potranno allestire in aggiunta ai CAS. Anche nelle tende, in via provvisoria. Mentre scriviamo, questo processo è già in atto, come hanno segnalato gli operatori della rete del Forum. Infatti, in alcune città stanno già accogliendo i richiedenti asilo nelle tende o in residenze di fortuna. È l’effetto della retorica dell’emergenza che, a sua volta, sta producendo lo smantellamento dell’intero sistema di accoglienza.

Infatti, giova ricordare che gli hotspot non sono centri di accoglienza, ma luoghi di primo soccorso, di prima assistenza, e trattenimento, dove gli stranieri dovrebbero rimanere per il tempo necessario all’identificazione, ma in cui- secondo quanto prevede il Decreto-sempre più spesso, potranno essere privati della libertà personale. La creazione, fortemente voluta dal Governo, di hotspot in ogni angolo del Paese e l’applicazione della cosiddetta procedura accelerata e di frontiera rappresentano in questo senso una gravissima involuzione del sistema d’asilo in Italia. Le nuove disposizioni determineranno una seria compressione dei diritti fondamentali dei richiedenti asilo, con conseguente forte aumento dei contenziosi giudiziari, oltre che uno sperpero di denaro pubblico in procedure farraginose o
inapplicabili, perché non conformi al diritto europeo in materia di asilo.

La volontà, fermamente rivendicata in sede politica di voler trattenere negli hotspot ed esaminare la loro domanda di asilo in procedura accelerata dei richiedenti che non dispongono di un documento di identificazione, contrasta, in linea generale, con l’ordinamento giuridico; va infatti innanzitutto richiamata l’attenzione sul principio di fondo della Direttiva 2013/33/UE (accoglienza) che all’art. 8 ribadisce con chiarezza il principio generale secondo il quale i richiedenti non possono essere trattenuti al solo scopo di esaminare la domanda di protezione internazionale. Così, ne consegue che
in ogni caso non possono essere mai considerati come entrati irregolarmente nel territorio italiano, e dunque, di conseguenza, non possono essere sottoposti alla procedura accelerata, come hanno affermato in una sentenza le sezioni unite penali della Corte suprema di Cassazione.

In estrema sintesi: diversamente da quanto viene raccontato dalla macchina della propaganda politica del governo, dalle caratteristiche spiccatamente ideologiche, l’attivazione di una diffusa rete di hotspot ubicati ovunque nel territorio nazionale non consentirebbe affatto di trattenere la maggior parte dei richiedenti asilo privi di documenti di identificazione, o per elusione dei controlli di frontiera, o per altre ragioni. Si tratta di un disegno “concentrazionario” tanto pericoloso quanto illegittimo. Così anche la tanto invocata procedura accelerata di esame delle domande di asilo verso i richiedenti asilo provenienti da paesi di origine sicuri, e il conseguente loro trattenimento in un hotspot appare una misura contra legem, per le ragioni già sopra indicate.

Da parte nostra, come Forum per Cambiare l’Ordine delle Cose, ci siamo trovati ad interrogarci, anche all’interno delle reti di cui facciamo parte, su come immaginare una gestione dell’accoglienza davvero finalizzata all’integrazione e che non crei tensioni e disagi nella società. A partire da alcuni presupposti: che l’accoglienza sia destinata a chi ha bisogno di protezione internazionale ed essa non venga concentrata in luoghi massificati, ma che diventi diffusa. Perché non vogliamo che i soldi pubblici dei contribuenti che la finanziano siano utilizzati per politiche migratorie non efficaci. Il senso del nostro ragionamento è insistere nel voler costruire una alternativa credibile alle attuali
politiche.

Un’ alternativa che ci parli del superamento dei Cas e di ogni altra forma di accoglienza emergenziale; dell’integrazione dell’accoglienza nel sistema dei servizi degli enti locali; del miglioramento complessivo delle condizioni del sistema di welfare. È quello per cui il Forum si batte dal 2017, anche in connessione con il mondo dell’attivismo e del volontariato sociale, evitando approcci di tipo assistenziale. Pensiamo che le risorse per costruire un modello alternativo ci siano. Basterebbe impiegare i milioni di euro che oggi l’UE spende per gli accordi di esternalizzazione delle frontiere con i paesi terzi finalizzati al contenimento delle partenze, ai respingimenti e ai rimpatri forzati, sviando, spesso, i fondi destinati alla cooperazione allo sviluppo, per poter poi destinare quei soldi al finanziamento del
sistema di accoglienza e di integrazione e dei canali regolari di ingresso per asilo, l’unica strada possibile, quest’ultima, per combattere i trafficanti di esseri umani.

Dobbiamo vigilare su come cambierà il sistema di “accoglienza” sul territorio a partire dalla nuova legge “Cutro”, segnalando le situazioni di trattenimento e gestione del “contenimento” nelle zone costiere e frontaliere. Occorrerà mantenere alta l’attenzione sulle probabili violazioni dei diritti umani che si concretizzano in questi luoghi attraverso l’illegittima privazione della libertà personale dei migranti, per poter denunciare il Governo Italiano e le autorità di Pubblica Sicurezza alla Magistratura italiana ed Europea. Noi saremo sempre pronti a dare spazio e voce a tutti coloro che subiscono le violazioni a causa delle misure governative.

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Progetto sostenuto dalla Fondazione Migrantes con i fondi Otto per Mille della Chiesa Cattolica e con il contributo Otto per Mille della Chiesa Valdese.

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