PER UNA POLITICA ALL’ALTEZZA DELLA REALTÀ, PER UN PAESE CHE TUTELI I DIRITTI!

A distanza di oltre un anno dalla loro approvazione, i decreti sicurezza sono finalmente sotto l’esame del governo. La posizione del Forum per cambiare l’ordine delle cose è da sempre chiara: vanno abrogati.

Vogliamo che il mondo della politica si muova con coraggio verso un approccio razionale al governo delle migrazioni, e verso la tutela dei diritti. In attesa di questo, è necessario che applichi, quantomeno, le modifiche più urgenti ai decreti-vergogna.

Come Forum, dopo un percorso di consultazioni interne a cui hanno partecipato le realtà territoriali coinvolte – da anni attive in percorsi di inclusione, accoglienza a garanzia dell’autodeterminazione delle persone -, chiediamo con forza:

  • Una protezione che tuteli realmente i più vulnerabili

Nell’ottica di reintrodurre una fattispecie giuridica di “protezione umanitaria” che risponda all’obbligo di conformarsi alle previsioni costituzionali e alle norme di diritto internazionale, accogliamo con soddisfazione le modifiche introdotte nella proposta governativa e che riguardano lo specifico il divieto di rimpatrio in caso di tortura, trattamenti inumani e degradanti (art 3 della CEDU) e violazioni dei diritti fondamentali tra cui la tutela della vita privata e degli interessi sociali e familiari (art 8 della CEDU) per i quali si prevede il rilascio di un permesso per protezione speciale ai sensi dell’art 32 c. 3 del dlgs 25/08, di durata biennale e che possa essere convertito in soggiorno in lavoro.

  • Un sistema unico di accoglienza, diffusa e sotto il controllo degli enti locali

I decreti sicurezza hanno, tra le altre cose, tagliato i servizi essenziali nei centri di accoglienza, smantellato il sistema Sprar, aumentato la vulnerabilità dei richiedenti asilo rispetto allo sfruttamento lavorativo, e in particolare al sistema del caporalato, che soprattutto in alcuni territori ha visto i Cas trasformarsi di fatto in punti aggregativi per lavoratori dalle scarsissime tutele. E’ il momento di ripensare il sistema di accoglienza lottando contro la differenziazione dei servizi offerti ai beneficiari, la concentrazione dell’accoglienza in grandi centri spersonalizzanti e gestiti con scarsa trasparenza, lo smantellamento dei servizi, per andare invece nella direzione di un sistema unico di accoglienza, che sia diffusa e che ridia ai territori gli strumenti efficaci per costruire coesione sociale, contrastare marginalità e sfruttamento, valorizzare il protagonismo dei cittadini di origine straniera, al fine di superare definitivamente la gestione emergenziale dell’accoglienza. Sarebbe auspicabile, in questo percorso, avviare una ricognizione degli esiti e degli impatti generati dalle tante esperienze di inclusione diffuse sul territorio nazionale, favorendo così anche la diffusione di buone pratiche di accoglienza diffusa.

  • Abolizione lista paesi sicuri e procedure accelerate

Il decreto sicurezza bis ha introdotto nella normativa italiana un concetto finora fortunatamente assente: la nozione di ‘paese di origine sicuro’. Un concetto giuridicamente confuso, che non agisce in alcun modo sulla efficacia delle procedure di espulsione, ma interferisce unicamente sul procedimento di esame della domanda di asilo, minando di fatto il diritto alla protezione.

Notevole preoccupazione suscita anche la possibilità di applicare procedure accelerate per elusione o tentata elusione dei controlli di frontiera, nonché di applicazione delle medesime procedure accelerate allorquando la domanda di asilo sia presentata in fase di azione di un provvedimento di espulsione. Entrambe le previsioni normative già presenti nella L. 132/2018 (conversione in legge del primo decreto sicurezza) presentano forti profili di contrasto con la Direttiva 2013/32/UE. il testo va  modificato scegliendo l’opzione più adeguata, ovvero l’abrogazione di tale possibilità o, in subordine, una revisione della norma che la renda conforme al diritto dell’Unione.

  • Emersione/Immersione

Siamo a poche settimane dalla chiusura di una norma che ha consentito un processo di emersione inadeguato e parziale, mentre gli effetti dei Decreti Sicurezza continuano ad imperversare nel paese, producendo di fatto vulnerabilità e esclusione. Per evitare di aggravare una situazione già critica, sarebbe auspicabile:

– una deroga che permetta di mantenere i casi speciali per ancora un biennio.
– la trasformazione in permesso per casi speciali nei riguardo di tutti coloro che, alla scadenza, non possano convertire il documento per motivi umanitari in permesso per lavoro autonomo o subordinato.
– il riconoscimento del permesso per casi speciali ai richiedenti protezione internazionale arrivati in Italia prima del 04 ottobre 2018, in forza della non retroattività della norma. A tal proposito, nonostante la sentenza della corte di Cassazione a Sezione Unite n. 29460 sia intervenuta per chiarire che il decreto sicurezza non ha carattere retroattivo, non sono stati adottati provvedimenti utili a rimediare al danno causato alle tante persone che hanno perso la possibilità di avere il permesso di soggiorno per motivi umanitari e si sono viste costrette a presentare ricorso.
– La possibilità di convertire il permesso di soggiorno per richiesta asilo in documento per motivi di lavoro, così da permettere la reale emersione di molti lavoratori, nonché un’aderenza del loro status giuridico alla realtà.

  • Diritto alla cittadinanza

Un’altra delle conseguenze dei decreti sicurezza su cui il governo dovrebbe soffermarsi e intervenire è l’allungamento dei tempi legati alle richieste di cittadinanza per le quali 3 anni risulta un tempo in ogni caso lungo.

  • Canali di ingresso legali e sicuri

Crediamo che tutta questa riflessione debba legarsi a una riforma più generale della politica sull’immigrazione, che preveda finalmente l’istituzione di canali di ingresso regolari e la possibilità di una regolarizzazione su base individuale. Chi si occupa di accoglienza con un ruolo decisionale e professionale non può ignorare che l’Italia sconta un grave ritardo nella definizione di un quadro normativo e sociale su immigrazione, accoglienza, asilo, cittadinanza.

 

Con la campagna VISTO abbiamo iniziato a mostrare cosa accade nei territori, con particolare riferimento alle conseguenze drammatiche dei decreti sicurezza. Vogliamo continuare a lavorare insieme, consapevoli che sia necessario agire in sinergia sia riguardo il superamento dei decreti sicurezza, sia nella direzione di una riforma complessiva al passo coi tempi, accompagnata da un’operazione verità che noi continueremo a fare per sollecitare società e istituzioni, e che ci auguriamo possa intrecciarsi in percorsi condivisi, nelle città, con il governo, le forze progressiste, rilanciando una nuova stagione di giustizia sociale ed inclusione.