L’importanza di fare rete per cambiare il sistema della policy dell’accoglienza

La riforma dei decreti sicurezza e i necessari cambiamenti di sistema della policy dell’accoglienza: questi i temi al centro dell’assemblea virtuale che, martedì 29 settembre, ha visto la partecipazione di trentacinque persone, tra rappresentanti di reti e ong nazionali tra i quali Rete Europa Asilo, Refugees Welcome, Fondazione Migrantes e  singoli attivisti di realtà locali tra i quali: forum locali della Toscana, della Puglia e della Campania, molti attivisti locali della rete Refugees Welcome da Bergamo, Vicenza, Macerata, Pavia, Roma, Palermo, Napoli, e diversi operatori e avvocati di altrettanti centri Siproimi presenti in Campania a Napoli (cooperativa Less) e Caserta (associazione per il Centro sociale), Lazio a Roma (cooperativa WELLcHOME – Idea Prisma 82 coop. soc. La Casa Giusta – Alternata Silos coop. soc.), e ancora Toscana, Emilia e Liguria, e alcune associazioni di Giuristi e assistenza legale tra le quali soci esponenti di ASGI, Alterego e Pensare Migrante.

Nell’ambito del percorso partecipato relativo al superamento dei decreti sicurezza, di cui da mesi ci stiamo facendo promotori, ad agosto abbiamo promosso un incontro con il vice ministro Matteo Mauri, preceduto da una consultazione interna avviata con diverse realtà attive su tutto il territorio nazionale. L’incontro con il viceministro è stato l’occasione per pensare a un altro appuntamento, ad oggi da programmare, specificatamente dedicato al tema dell’accoglienza: questa la base da cui è partita la discussione assembleare di martedì scorso, che ha visto l’elaborazione di proposte e sollecitazioni.

L’ordine del giorno, in continuità con il meeting precedente, aveva l’obiettivo di approfondire le novità del DL di riforma in relazione al sistema di accoglienza, così da discutere sulle possibili proposte da sottoporre al Ministero.

A partire dalle modifiche già introdotte nella proposta governativa di riforma dei decreti sicurezza, che prevede nello specifico:
la reintroduzione della valutazione specifica sulla condizione del cittadino straniero, per cui ricordiamo è previsto il divieto di rimpatrio in caso di rischio di tortura, trattamenti inumani e degradanti e violazioni dei diritti fondamentali (art 3 CEDU)
il riconoscimento dell’importanza del percorso di inclusione sociale e radicamento nel territorio realizzato dal cittadino straniero, al fine di rafforzare la tutela della vita privata e familiare (art 8 CEDU), con il rilascio di un permesso per protezione speciale
il ripristino dell’accoglienza per richiedenti asilo e titolari di protezione speciale
il tentativo di strutturare interventi mirati all’inclusione sociale che proseguano anche dopo l’accoglienza nei centri

Prima di entrare nel vivo della discussione, relativamente al ripristino della protezione umanitaria abbiamo condiviso l’esigenza di proporre un emendamento che potesse modificare il DL al fine di introdurre una una procedura di regolarizzazione per le moltissime persone – circa 100mila – che, in Italia anche da anni, si sono viste cancellare il permesso di soggiorno, con l’eliminazione della protezione umanitaria prevista dai ‘decreti sicurezza’ approvati nel 2018. A tal fine è emersa un’ipotesi derivante dall’esperienza delle varie realtà coinvolte nella consultazione: una procedura di emersione – legata ai nuovi criteri previsti dalla protezione speciale – per tutti coloro che sono ancora in Italia e che, in seguito all’abrogazione della protezione umanitaria abbiano perso o mai ottenuto un permesso di soggiorno.

Dopo l’approvazione di questo punto, Il dibattito è entrato nel merito del decreto di riforma esprimendo un timido apprezzamento per l’introduzione dell’Art 5 che prevede interventi mirati all’inclusione sociale per titolari di protezione internazionale,

Tuttavia, unanimemente, l’assemblea ha concordato come indifferibile un cambiamento radicale e strutturale della policy dell’accoglienza a partire da un punto fondamentale che riguarda la creazione di un sistema unico basato sulla obbligatorietà per gli enti locali e caratterizzato da piccoli numeri e dalla diffusione sul territorio con la necessità di aggiornare il piano finanziario adeguatamente agli obiettivi posti in campo dalla DLriforma.

La trasformazione del modello attuale, secondo molti interventi, dovrebbe caratterizzarsi in diversi step, il primo riguarda l’azzeramento delle differenze presenti tra il sistema pensato per i richiedenti asilo e le persone titolari di protezione, soprattutto nei casi in cui i tempi di valutazione della domanda superino i tetti imposti dalla norma, e l’attivazione di un nuovo sistema di monitoraggio  e valutazione da adottare secondo alcuni autorevoli studi universitari attualmente sperimentabili.

Non meno importante il tema del superamento del sistema di  accoglienza straordinaria, che dovrebbe caratterizzarsi secondo una progettualità specifica a partire dalla previsione normativa dell’obbligo per gli enti locali di programmare servizi di accoglienza.

Nel corso del dibattito un altro tema che ha suscitato l’interesse di molti e che è stato sollevato da diversi interventi è sicuramente “l’accoglienza comunitaria e in famiglia” che ancora non trova una strutturazione istituzionale ed una regolamentazione normativa, ci sarebbe necessità di un periodo di osservazione per comprenderne gli effetti di inclusione e di coesione sociale, da commissionare da parte del Governo, affinché ne tragga elementi di elaborazione normativa.

In ultimo e relativamente ai processi inclusivi caratterizzanti il periodo finale del percorso di accoglienza fino all’uscita e verso il quale l’art. 5 del DL di riforma dei decreti sicurezza interviene, alcuni relatori hanno sollevato la necessità di intraprendere un percorso costituente, partecipato soprattutto dal Ministero dell’Interno, che ponga al centro del confronto la promozione di una governance complessiva di sistema, con la collaborazione  in particolare delle regioni per un welfare accessibile per richiedenti asilo e titolari di protezione. In altre parole nei piani sociosanitari l’assenza di misure standard che dialoghino con i servizi sociosanitari adeguati al target di riferimento, pone non poche criticità nella programmazione di percorsi di inclusione sociale per l’asilo e le migrazioni. Si rende dunque necessario, all’interno delle relazioni tra stato e regioni, la progettazione programmatica di un’architettura finanziaria e di servizi che possa sostenere l’accoglienza diffusa.