Così il tempo e gli ostacoli statali impediscono la regolarizzazione dei migranti

È stato pubblicato il 13 dicembre l’ultimo monitoraggio svolto dalla Campagna Ero Straniero. A due anni dalla presentazione delle domande, soltanto il 37 per cento delle pratiche sono andate a buon fine. «La macchina amministrativa dell’interno è ormai allo stremo, servono procedure semplificate e più personale, a partire dalla stabilizzazione dei precari», denunciano le organizzazioni.

È stato pubblicato il 13 dicembre l’ultimo monitoraggio svolto dalla Campagna Ero Straniero. A due anni dalla presentazione delle domande, soltanto il 37 per cento delle pratiche sono andate a buon fine. «La macchina amministrativa dell’interno è ormai allo stremo, servono procedure semplificate e più personale, a partire dalla stabilizzazione dei precari», denunciano le organizzazioni. 

Articolo a cura di Gaetano De Monte*

«Ho insistito io con i miei genitori perché mettessero in regola Irina (nome di fantasia). Ma è stato un incubo. Documenti da presentare, soldi da pagare, avvocati da interpellare. L’appuntamento che non arriva». Poi, Irina è stata convocata per il primo appuntamento due settimane fa, a novembre 2022. Ma era da giugno 2020 che aspettava questa chiamata. Adesso vediamo quanto ci vuole ancora per avere il permesso vero e proprio», ha raccontato.  

Voci di questo tipo, storie di regolarizzazione lavorativa ed esistenziale mancata, nonostante la sanatoria varata due anni fa per alcune categorie di stranieri dal secondo governo Conte, la rete delle diverse decine di organizzazioni che compongono la campagna Ero Straniero ne ha raccolte a migliaia.

«Io sto ancora aspettando. Ma nel frattempo la signora è morta. E tante sono nella mia situazione. La signora è morta quest’estate, io ho trovato lavoro con un’altra famiglia, sempre al nero. Facciamo un lavoro duro, e ci hanno prese in giro», hanno raccontato a Milano assistenti familiari come E., e altre lavoratrici domestiche come Y, sempre nella città meneghina, hanno riferito: «Abbiamo manifestato, siamo andati in Prefettura, niente. Siamo migliaia ancora senza permesso. Ci sono signore che non tornano a casa loro da tre anni, perché sanno che rischiano di perdere tutto e di dover ricominciare daccapo. Una mi ha fatto vedere il filmato del matrimonio di uno dei figli, a cui non è potuta andare, c’è chi non ha mai conosciuto i nipotini, li ha visti solo su whatsapp».

Le cifre e i motivi di questa mancata regolarizzazione sono quelli denunciati nell’ultimo monitoraggio pubblicato il 13 dicembre scorso dalla rete delle organizzazioni, cattoliche, laiche, protestanti, che compongono Ero Straniero, le quali hanno denunciato in una nota «le pratiche ferme, gli uffici allo stremo» e chiesto «più personale» per le pratiche. E ancora, rivelato che: «dai dati ottenuti dal Viminale al 19 ottobre 2022 sono stati rilasciati 83.032 permessi di soggiorno: il 37,7% sul totale delle domande presentate» «Appare evidente come la macchina amministrativa del ministero dell’interno si sia inceppata e non riesca a rimettersi in pari», hanno concluso i promotori di Ero Straniero.

Chiamati a giudizio. Nel frattempo, 31 migranti avevano detto basta e fatto causa al governo italiano. Vista la situazione, su iniziativa di alcuni legali e associazioni, nel giugno scorso era stata inviata una diffida alla prefettura di Roma e al ministero dell’interno da alcuni lavoratori e lavoratrici in emersione e, successivamente, era stata depositata al Tar del Lazio una class action contro i gravi e persistenti ritardi della prefettura di Roma. Il prossimo 31 gennaio si celebrerà la prima udienza.

È nella Capitale, infatti, la situazione più drammatica. Come si legge nel report di monitoraggio: «al 3 ottobre, su 17.371 domande presentate, quelle definite positivamente sono 5.202, mentre sono 2.373 le domande con esito negativo». In pratica, nemmeno la metà delle pratiche di regolarizzazione presentate è stata finalizzata. Mentre non si sa il numero esatto dei permessi di soggiorno rilasciati dalla questura di Roma, sono invece più di ottomila i preavvisi di rigetto della domanda. E c’è anche chi vi rinuncia, un dato di persone compreso tra quelle 2.373 domande presentate e che hanno avuto un esito negativo, soltanto nella Capitale.

In tutti i casi un campione così ampio da far emergere in tutta Italia la questione più generale della disparità di trattamento esistente tra cittadini italiani e stranieri nel rapporto con l’amministrazione. Una vicenda che interroga la politica, non solo la giustizia amministrativa. Perché riguarda da vicino l’ambito delle garanzie e la tutela delle persone straniere residenti in Italia, considerando che proprio la norma che ha previsto la sanatoria non ha inserito nessun termine per la conclusione del procedimento di regolarizzazione.

Ed ecco così che il tempo, insieme alla lentezza della macchina burocratica statale che produce esclusione, sono diventati tra i maggiori ostacoli e nemici del cittadino migrante che vive in Italia.  

Proprio alla luce di queste evidenze – dichiara Giovanna Cavallo, coordinatrice del Forum per Cambiare l’Ordine delle Cose: «in Italia la regolarità del permesso di soggiorno è spesso messa a dura prova dalla propaganda politica, con leggi miopi e non facilmente accessibili. Infatti, sono molti i lavoratori e le lavoratrici che sono costantemente costretti ad accettare condizioni di sfruttamento per applicare e mantenere il loro diritto di permanenza regolare». Prosegue l’attivista: «Pertanto, le regolarizzazioni che legano le richieste dei migranti al datore di lavoro possono diventare condizioni di ricatto dalle quali è difficile sottrarsi. Ed è per questo che è sempre più necessario rendere liberi i cittadini dal legame di regolarità condizionato al lavoro, il quale alimenta molto di frequente estorsioni in cambio di permessi di soggiorno».

*Responsabile comunicazione Forum per Cambiare l’Ordine delle Cose

Total
1
Shares
Related Posts
Read More

Napoli: quando la Lotta all’Esclusione Sociale diventa attività pratica

A parlare è Simona Talamo, coordinatrice dei progetti Sprar della Less Impresa Sociale, onlus di Napoli che già dal nome esplicita il proprio obiettivo: Less sta infatti per Lotta all’Esclusione Sociale, e indica il concetto su cui si basa la onlus, che “si propone di agire contro l’esclusione e la marginalità sociale, per la promozione della cittadinanza attiva e il pieno riconoscimento delle identità migranti”