Camara, come morire di sfruttamento

Morire di fatica, in Italia, a 27 anni. Sembra incredibile ma succede, quando sei sottoposto a ritmi di lavoro disumani, quando non hai scelta e non puoi tirarti indietro nonostante il caldo asfissiante. Camara Fantamadi, cittadino maliano, si è accasciato a lavoro finito, mentre rientrava dai campi, in bicicletta. Dopo la sua morte, il presidente della regione Puglia ha diffuso un’ordinanza che vieta il lavoro nei campi nelle ore più calde. Non basta: non è il caldo a uccidere, ma lo sfruttamento.
Ci siamo presi qualche giorno per parlarne, perchè non ci interessa uscire “sulla notizia”, ma riflettere e fare. Lo dicevamo l’anno scorso in occasione dell’ennesima “sanatoria”, che ha sanato pochissimo: è necessario cambiare il sistema alla base. In memoria di Camara, ci sentiamo di riprendere la nota scritta dai nostri compagni di viaggio della Comunità Africana – Brindisi e provincia: Camara Fantamadi, bracciante agricolo di soli 27 anni, originario del Mali, era a Brindisi da soli tre giorni.
E’ stato ucciso dallo sfruttamento, non da un malore. Come si può continuare a permettere che si svolgano lavori usuranti, sotto un sole cocente, con temperature che sfiorano i 40 gradi?
La morte di Camara è avvenuta il 24 giugno scorso ed in quella stessa giornata sono deceduti in Puglia, per le stesse motivazioni, altri due giovani: Antonio Valente, mentre faceva volantinaggio, e Carlo Staiani, che guidava un’autocisterna.
Purtroppo non sono le uniche vittime in Puglia. Non possiamo dimenticare Paola Clemente e Abdullah Mohamed, anche loro morti di fatica e di sfruttamento. Ma quante sono le morti improvvise archiviate come decessi “per cause naturali”? La Procura di Brindisi ha aperto un’inchiesta sulla morte di Camara e come sportello migranti ci auguriamo che si faccia presto chiarezza e che sia fatta giustizia, per lui e la sua famiglia, ma soprattutto per aprire finalmente una vertenza in merito a questi decessi.
Accogliamo con favore, se pur tardiva, la scelta del Sindaco di Brindisi di emettere un’ordinanza che dispone il divieto di svolgere lavoro agricolo dalle ore 12 alle ore 16, sino al 31 agosto, ogniqualvolta la mappa del rischio dell’Inail indicherà “Rischio Alto nel nostro territorio”; ottima quella del Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che l’ha estesa all’intera Regione. Ma non basta!
Il rischio di morte da fatica e calore riguarda la sola Puglia e la sola categoria dei braccianti? Pensiamo, e i fatti lo confermano, che non sia così! Ecco perché chiediamo che il governo, con i ministeri interessati, Salute e Lavoro, si faccia carico di tale insostenibile situazione di sfruttamento e di morte e, per decreto, fermi, in particolari orari e a determinate temperature, tutti i lavori a rischio nell’intero territorio nazionale. I volontari delle associazioni dello sportello migranti della Comunità africana sono pronti a un incontro con il prefetto, affinché tale proposta, che salverebbe molte vite, sia posta all’attenzione del governo centrale!

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