Brindisi: associazioni e comunità africana in piazza per la residenza

La residenza: un diritto per esercitare altri diritti. Con questo slogan è scesa in piazza la Comunità Africana di Brindisi che ieri, lunedì 10 maggio, ha manifestato davanti al Municipio. Non era la prima volta: da diverso tempo viene chiesto a Comune e Questura di accordarsi e definire prassi che garantiscano l’iscrizione dei cittadini stranieri alla residenza anagrafica. “L’assenza di residenza comporta l’impossibilità di accedere alle prestazioni sociosanitarie, di sottoscrivere un contratto di lavoro o di affitto, di aprire un conto”, spiegano i membri dello Sportello Migranti della Comunità Africana, sottolineando che “si configura a tutti gli effetti come una violazione di diritti fondamentali perpetrata da quelle istituzioni che la Costituzione italiana pone a garanzia di chiunque abiti sul territorio italiano”.

In Italia, la residenza rappresenta un problema per moltissime persone. Lo sanno anche le istituzioni, e per questo alcune provano a immaginare possibili soluzioni. Con la delibera n. 60 risalente ormai al 2014 il Comune di Brindisi ha stabilito un indirizzo per la residenza virtuale: ma “impedimenti evidentemente privi di legittimità giuridica ostacolano di fatto le iscrizioni anagrafiche dei senza fissa dimora o dei senza tetto”, pur previste dalla legge 24 dicembre 1954 n. 1228, denuncia  la Comunità Africana. Insieme a diverse associazioni, tra cui Voci della terra, Anpi e il Forum per cambiare l’ordine delle cose-sezione territoriale di Brindisi, da tempo ha avviato una interlocuzione con i rappresentanti delle istituzioni locali. L’ultimo tavolo con il Comune di Brindisi c’è stato lo scorso dicembre. Poi, molte promesse di soluzioni concordate con la Questura: ad oggi però nessuna risposta concreta. Intanto, senza la residenza le persone affrontano ostacoli per la ricerca di una casa, diventano facili vittime di sfruttamento sul lavoro, non riescono a ottenere il medico di base, hanno problemi a rinnovare i documenti (nonostante la legge non indichi a tal fine la residenza come requisito necessario).

“È tempo di trovare una soluzione definitiva – afferma la Comunità Africana – che permetta a chiunque di iscriversi all’anagrafe e vivere pienamente come cittadino, titolare di diritti ‘senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali’”.

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