A Castel Volturno, dove da anni associazioni movimenti e comitati locali denunciano la storica assenza dello Stato su diritti, casa, lavoro, servizi, migliaia di persone vivono in condizioni di precarietà strutturale, il governo in carica ha deciso di costruire un nuovo CPR.
Castel Volturno è un territorio che vive da decenni una situazione di grave abbandono delle politiche pubbliche e dove mancano interventi per sostenere politiche di inclusione sociale, contrastare la criminalità organizzata, combattere l’abusivismo e il degrado ambientale, come denuncia da anni il movimento migranti e rifugiati di Caserta, che dal basso assieme al Centro Sociale ex Canapificio, lavora ogni giorno per costruire coesione sociale assieme alle realtà civiche locali ed ecclesiastiche.

Nell’area vivono molte migliaia di persone migranti che potrebbero essere sottratte al lavoro nero regolarizzandole e che invece vengono mantenute in gravi condizioni di marginalità e sfruttamento lavorativo. Scegliere, proprio in una delle più complesse realtà caratterizzata da uno dei più fragili sistemi di convivenza d’Italia, di destinare fondi pubblici, ovvero fondi dei contribuenti, non per potenziare politiche sulla case, servizi, scuole, sanità territoriale, bensì per politiche di segregazione, è una scelta politica inaccettabile.
Come emerge da tutti gli studi e dalle ricerche più autorevoli sui centri per i rimpatri, e da ultimo dal rapporto “CPR d’Italia. Istituzioni totali” curato dal Tavolo Asilo e Immigrazione, tutti i centri per il rimpatrio si caratterizzano per essere luoghi di estremo degrado, violenza e sperpero di denaro pubblico.
La sola costruzione del CPR a Castel Volturno costerebbe 41 milioni di euro, ovvero 340.000 euro a persona per rinchiudere esseri umani che si trovano in una semplice condizione di irregolarità amministrativa (che in larga parte non saranno mai rimpatriati e che invece dovrebbero essere regolarizzati), conferma la scelta violenta del governo per inseguire finalità di propaganda politica e non già una “migliore” politica che tuteli i diritti e la dignità delle persone in movimento.
I CPR producono solo violenza, opacità, spreco di risorse e ulteriore marginalizzazione.
Non c’è alcuna sicurezza con i CPR, ma solo abbandono istituzionalizzato e fallimento politico.
Se davvero si vuole “cambiare l’ordine delle cose”, bisogna abbandonare la fallimentare scelta di costruire nuovi CPR e destinare i 41 milioni ipotizzati per quello di Castel Volturno a politiche pubbliche di sostegno alla crescita economica e culturale del territorio.
I CPR vanno chiusi. E Castel Volturno non è una nuova zona da sacrificare! È un territorio a cui garantire giustizia.

