Negli ultimi anni, le procedure per il rilascio dei visti per studio in Italia sono finite sotto osservazione per una serie di pratiche amministrative ritenute problematiche. A denunciarlo è Yalla Study, organizzazione impegnata nel supporto a studenti e studentesse internazionali, che segnala come molti dinieghi siano formulati in modo generico, standardizzato e privo di una reale valutazione individuale. Una prassi che, secondo quanto evidenziato, contrasterebbe con l’obbligo di motivazione stabilito dall’articolo 3 della legge 241/1990.
Un monitoraggio che solleva interrogativi
Tra novembre 2024 e novembre 2025, Yalla Study ha seguito 212 persone che si sono rivolte all’organizzazione per ottenere informazioni, supporto o assistenza legale riguardo ai visti e all’accesso all’università in Italia. Di questi casi, 62 sono stati presi in carico per attività legale, mentre 16 studenti hanno deciso di presentare ricorso contro Ambasciate italiane e Ministero degli Affari Esteri, contestando il rigetto del visto per motivazioni ritenute illegittime.
Dinieghi standardizzati e motivazioni ricorrenti
Dall’analisi dei casi emerge che molti dinieghi si basano su formule quasi identiche e le motivazioni più frequentemente utilizzate riguardano quattro aspetti principali:
- documentazione economica considerata insufficiente;
- dubbi sulla volontà di rientrare nel Paese d’origine;
- presunta incoerenza del percorso di studi;
- assenza di certificazioni linguistiche riconosciute.
Secondo Yalla Study, l’uso sistematico di queste formule suggerisce un approccio standardizzato che non tiene conto delle specificità delle singole domande.
I limiti delle prassi consolari
Dal punto di vista giuridico, un consolato è tenuto a motivare in modo puntuale le proprie decisioni, spiegando perché una specifica richiesta non soddisfi i requisiti previsti. L’utilizzo di formule vaghe o stereotipate non risponde a questo obbligo.
Inoltre, la normativa sui visti per studio non impone un unico formato per dimostrare i mezzi di sostentamento. Diverse pronunce giurisprudenziali hanno già criticato interpretazioni amministrative eccessivamente restrittive, soprattutto in relazione alle garanzie economiche richieste agli studenti.
Quando intervengono i tribunali
In diversi casi, la giustizia amministrativa ha ribaltato i dinieghi, riconoscendone l’illegittimità. Le sentenze hanno evidenziato come motivazioni deboli o standardizzate non siano sufficienti a giustificare il rifiuto del visto.
Emblematici sono i casi di due studenti siriani, H. ed E., per i quali i giudici hanno ordinato una rivalutazione della domanda. A seguito del riesame, entrambi hanno ottenuto il visto precedentemente negato, confermando l’importanza di un controllo giurisdizionale su queste decisioni.
I casi più gravi: studenti da Gaza
Particolarmente critiche sono le situazioni che riguardano studenti palestinesi sfollati da Gaza. In alcuni casi, secondo quanto riportato, non è stato negato solo il visto, ma addirittura l’accesso stesso alla procedura di richiesta.
Le attività di riesame in autotutela avrebbero confermato la presenza di gravi omissioni e ostacoli amministrativi. Rimane inoltre aperta la questione dell’evacuazione, su cui sono in corso nuove azioni legali a favore di decine di studenti e studentesse.
Il diritto allo studio sotto pressione
La mobilità accademica rappresenta uno strumento fondamentale di cooperazione internazionale, scambio culturale e crescita personale. Tuttavia, secondo Yalla Study, questo principio rischia di essere svuotato da barriere amministrative, vincoli economici e logiche securitarie sempre più stringenti.
Se l’istruzione è un diritto universale, sottolinea l’organizzazione, non può trasformarsi in un privilegio accessibile solo a chi riesce a superare procedure opache o arbitrarie.
Un appello alle istituzioni
Alla luce di queste criticità, Yalla Study chiede alle autorità consolari di rispettare pienamente la legge e i diritti dei richiedenti, garantendo valutazioni individuali, trasparenti e adeguatamente motivate.
Promuovere l’accesso all’istruzione, soprattutto per giovani provenienti da contesti di conflitto, significa investire in società più aperte, resilienti e capaci di costruire il futuro. Negare questa possibilità attraverso ostacoli amministrativi ingiustificati non rappresenta solo una violazione procedurale, ma un limite concreto alla realizzazione del diritto allo studio e alla mobilità accademica.
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