Mobilità per studio e diritto all’istruzione. Yalla Study in audizione al Parlamento

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Il prossimo 26 marzo Yalla Study sarà in audizione presso la Commissione Affari Esteri e comunitari della Camera dei Deputati, nell’ambito del Comitato permanente sui diritti umani nel mondo, che ringraziamo per l’opportunità.

Al centro dell’intervento ci saranno le raccomandazioni contenute nel rapporto 2024/2025, con un focus specifico sulla situazione degli studenti e delle studentesse palestinesi, in particolare provenienti dalla Striscia di Gaza.

L’audizione si inserisce in un contesto internazionale segnato da una contraddizione sempre più evidente: mentre la mobilità accademica rappresenta uno dei principali canali di circolazione globale e di cooperazione tra paesi, cresce parallelamente una tendenza politica a limitarla, svuotarla o addirittura criminalizzarla. In molti casi, il diritto allo studio viene subordinato a logiche securitarie e a criteri discrezionali che colpiscono soprattutto chi proviene da contesti di guerra o instabilità.

Il rapporto Yalla Study evidenzia con chiarezza questa frattura: il diritto all’istruzione è formalmente riconosciuto come diritto umano universale, ma nella pratica resta inaccessibile per milioni di giovani. Guerre, crisi e barriere burocratiche trasformano l’accesso all’università in un percorso ad ostacoli, producendo una vera e propria “migrazione di classe”, in cui solo chi possiede risorse economiche e sociali riesce a muoversi liberamente.

In questo scenario, la situazione della Striscia di Gaza rappresenta uno dei casi più estremi. Come evidenziato nel report, il sistema educativo è stato quasi completamente distrutto: università e scuole non sono più agibili, intere generazioni hanno perso anni di formazione e migliaia di studenti si trovano oggi in una condizione di sospensione totale.

A questa devastazione si aggiunge un ulteriore ostacolo: l’impossibilità di uscire dal territorio.

Per questo, tra le richieste che Yalla Study porterà in audizione, ci sarà con forza lo sblocco delle evacuazioni per studenti e studentesse attualmente bloccati a Gaza, anche quando già ammessi in università italiane o vincitori di borse di studio. Senza la possibilità materiale di lasciare il territorio, ogni diritto resta sulla carta.

Il punto politico centrale del nostro report è chiaro:

la mobilità per studio non è un tema tecnico, ma una componente strutturale delle politiche migratorie. Garantire canali legali, accessibili e sicuri per studiare all’estero significa offrire un’alternativa concreta alle rotte irregolari e al traffico di esseri umani. Come sottolineato nel documento, i percorsi educativi possono affiancarsi ai corridoi umanitari, diventando strumenti di protezione e non solo di formazione.

In questo senso, gli ingressi sicuri e protetti per motivi di studio rappresentano oggi una delle poche risposte strutturali ai rischi delle migrazioni forzate, non solo perchè riducono l’esposizione alle reti di sfruttamento, ma permettono di costruire percorsi legali, trasparenti e orientati al futuro.

Allo stesso tempo, il report invita a ripensare il ruolo dell’Italia. A fronte di ingenti investimenti in ambito militare, le risorse destinate all’istruzione e alle borse di studio per studenti provenienti da contesti fragili restano marginali e insufficienti . Questo squilibrio riflette una gerarchia politica che privilegia la sicurezza rispetto alla cooperazione educativa.

Eppure, la mobilità studentesca rappresenta una delle forme più efficaci di cooperazione internazionale perchè rafforza i sistemi universitari e costruisce relazioni durature tra paesi, favorisce la circolazione delle competenze e contribuisce alla ricostruzione sociale nei contesti di origine. Studiare non è solo un percorso individuale, ma un investimento collettivo.

Le raccomandazioni che Yalla Study porterà alla Camera vanno in questa direzione: rendere strutturali e accessibili i canali di ingresso per studio, superare l’approccio emergenziale, rafforzare le garanzie nei processi di rilascio dei visti e istituire strumenti permanenti di mobilità accademica. Per il caso di Gaza, questo significa anche adattare le procedure alle condizioni di guerra, prevedere istruttorie a distanza, flessibilità nei requisiti e permessi di soggiorno stabili .

In un tempo in cui le frontiere si chiudono e la mobilità viene sempre più selezionata, Yalla Study rivendica un principio semplice ma radicale.

il diritto allo studio non può essere un privilegio. Garantirlo significa aprire spazi di futuro, costruire pace e offrire alternative concrete alla violenza e all’esclusione.

Perché, come afferma il report, lo studio è anche una pratica di resistenza, uno strumento di giustizia globale e una possibilità reale di trasformazione.

English 

On 26 March, Yalla Study will attend a parlamentary hearing held by the Foreign and European Affairs Committee of the Chamber of Deputies, as part of the the Permanent Committee on Human Rights in the World. We would like to express our sincere appreciation for the opportunity to contribute to this important discussion.

The parliamentary hearing will focus on the recommendations contained in the 2024/2025 report, with a specific focus on the situation of Palestinian students, particularly those from the Gaza Strip.

This hearing takes place within an international context marked by an increasingly evident contradiction: while academic mobility represents one of the main channels for global circulation and cooperation between countries, a political trend is simultaneously growing to limit, undermine or even criminalise it. In many cases, the right to education is subordinated to security-driven logic and discretionary criteria that disproportionately affect those coming from contexts of war or instability.

The Yalla Study report clearly highlights this gap: the right to education is formally recognised as a universal human right, but in practice remains inaccessible to millions of young people. Wars, crises and bureaucratic barriers turn access to university into an obstacle course, producing a veritable ‘class migration’, in which only those with economic and social resources are able to move freely.

In this scenario, the situation in the Gaza Strip represents one of the most extreme cases. As highlighted in the report, the education system has been almost completely destroyed: universities and schools are no longer accessible, entire generations have lost years of education, and thousands of students now find themselves in a state of total limbo.

Added to this devastation is a further obstacle: the impossibility of leaving the territory.

For this reason, among the demands that Yalla Study will bring to the hearing, there will be a strong call for the lifting of restrictions on the evacuation of students currently stranded in Gaza, since they have already been admitted to Italian universities or awarded scholarships. Without the practical possibility of leaving the territory, every right remains merely on paper.

The central political point of the report is clear:

mobility for study purposes is not a technical issue, but a structural component of migration policies. Guaranteeing legal, accessible and safe channels for studying abroad means offering a concrete alternative to irregular routes and human trafficking. As highlighted in the document, educational pathways can complement humanitarian corridors, becoming instruments of protection and not merely of education.

In the current context, safe and secure entry for study purposes represents one of the few structural responses to the risks of forced migration: not only does it reduce exposure to exploitation networks, but it also enables the creation of legal, transparent and future-oriented pathways.

At the same time, the report calls for a rethinking of Italy’s role. Against a backdrop of substantial military investment, the resources allocated to education and scholarships for students from fragile contexts remain marginal and insufficient. This imbalance reflects a political hierarchy that prioritises security over educational cooperation.

Student mobility, however, represents one of the most effective forms of international cooperation: not only does it strengthen university systems, but it also builds lasting relationships between countries, promotes the circulation of skills and contributes to social reconstruction in students’ home countries. Studying is not merely an individual step, but a collective investment.

The recommendations that Yalla Study will present to the Chamber of Deputies are aimed at this: making entry channels for study structural and accessible, moving beyond the emergency-based approach, strengthening safeguards in visa issuance processes, and establishing permanent instruments for academic mobility. In the case of Gaza, this also means adapting procedures to wartime conditions, providing for remote assessments, flexibility in requirements, and stable residence permits.

At a time when borders are closing and mobility is becoming increasingly selective, Yalla Study upholds a simple yet radical principle.

the right to education cannot be a privilege. Guaranteeing it means opening up opportunities for the future, building peace and offering concrete alternatives to violence and exclusion.

Because, as the report states, education is also this: a practice of resistance, an instrument of global justice and a real possibility for transformation.

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