L’Unione Europea sta negoziando una nuova Regolamentazione su Rimpatri (“Return Regulation”) che rischia di trasformare le nostre città, i servizi pubblici e le relazioni quotidiane in strumenti di controllo e repressione migratoria.
Tra i critici elementi di questa proposta, una norma specifica che impone agli Stati membri l’obbligo di “individuare” le persone senza documenti, aprendo la strada a retate, sorveglianza diffusa e discriminazione sistemica, sul modello delle politiche di immigrazione statunitensi. Negli Stati Uniti, misure simili hanno già prodotto una grave crisi di salute pubblica: molte persone evitano ospedali e servizi essenziali per paura di essere segnalate, arrestate o deportate.
Un impatto devastante su diritti, salute e coesione sociale
Le cosiddette “misure di individuazione” che nella proposta di Regolamento sono chiamate “detection measures” sono gravi e producono paura, isolamento e violenza istituzionale.
In concreto:
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Allontanano le persone dai servizi sanitari essenziali, inclusi cure in gravidanza, trattamenti per malattie croniche e vaccinazioni.
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Impediscono l’accesso a istruzione e servizi sociali, rafforzando marginalità e povertà.
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Intrappolano le persone in situazioni di sfruttamento, violenza e abuso, perché denunciare diventa troppo rischioso.
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Distruggono il rapporto di fiducia tra operatori pubblici e comunità.
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Legittimano la profilazione razziale e la criminalizzazione basata sull’aspetto, la lingua o l’origine percepita.
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Violano diritti fondamentali, come la privacy e la protezione dei dati personali.
Cosa prevedono concretamente queste politiche
Se approvato il Regolamento, queste gravi misure verranno attuate attraverso i seguenti strumenti:
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Retate in abitazioni private, senza mandato giudiziario, e in spazi gestiti da organizzazioni umanitarie.
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Controlli di massa negli spazi pubblici, come stazioni, autobus e autostrade (come già avvenuto in Francia e Belgio).
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Sorveglianza tecnologica e raccolta massiva di dati, con uso di sistemi biometrici e scambio di informazioni tra forze di polizia europee.
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Obblighi di segnalazione per i servizi pubblici, come quelli già esistenti in Germania o attualmente discussi in Svezia.
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Controlli basati su criteri razziali, una pratica già diffusa e sistemica in molti paesi europei.
Un pericolo reale e immediato
Il rischio non è teorico.
Nel dicembre scorso, gli Stati membri hanno sostenuto una posizione che chiede misure ancora più dure, incluse le retate nelle case private. Allo stesso tempo, numerosi gruppi politici del Parlamento europeo, dai liberali all’estrema destra, hanno presentato emendamenti per rendere obbligatorie queste misure di individuazione.
Profonde preoccupazioni sono state sollevate a livello internazionale.
Il 26 gennaio, 16 Relatori Speciali ed Esperti indipendenti delle Nazioni Unite hanno inviato una lettera congiunta alla Commissione europea, al Parlamento europeo e al Consiglio dell’Unione europea, denunciando il rischio che la nuova regolamentazione dissuada l’accesso ai servizi essenziali, imponga obblighi di segnalazione ai professionisti e comprometta gravemente i diritti fondamentali.
Inserire queste misure in una legge vincolante dell’UE significa finanziarle, legittimarle e standardizzarle in tutta Europa, rendendo accettabili pratiche già oggi illegali, come la profilazione razziale.
Si tratta di un sistema punitivo alimentato da retoriche di estrema destra, basato su sospetto, denuncia, detenzione e deportazione. Un sistema che criminalizza le persone per la sola condizione amministrativa.
L’Europa conosce bene, dalla propria storia, dove portano la sorveglianza diffusa, la costruzione del capro espiatorio e il controllo sociale.
Da oggi online un appello firmato da decine di organizzazioni e che se si rivolge a decisori politici, autorità pubbliche, lavoratrici e lavoratori dei servizi pubblici, organizzazioni della società civile, comunità e movimenti al fine di respingere questa la proposta di Regolamento Rimpatri e di mobilitarsi contro politiche che erodono i diritti fondamentali di tuttə. La Commissione europea, il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione europea devono ascoltare queste preoccupazioni e ritirare la proposta.
Cambiare l’ordine delle cose significa scegliere la solidarietà, la dignità e i diritti, non la paura e la repressione.
Qui l’appello e le firme in corso di aggiornamento
Against the detection measures and the EU deportation law
se vuoi firmare scrivici a forum4maggio@gmail.com e ti invieremo le istruzioni per aderire.

