Salvataggi: umanità e diritti per fermare la criminalizzazione

Dopo l’appuntamento del 20 gennaio con il seminario ‘Europa. La pavida solidarietà delle istituzioni verso i rifugiati’ (il seminario è on-line per chi se lo fosse perso), continua il ciclo di approfondimenti organizzato come Forum per cambiare l’ordine delle cose, insieme a Fondazione Migrantes, EuropAsilo, Escapes-Laboratorio di studi critici sulle migrazioni forzate. L’appuntamento con il secondo seminario, Salvataggi: umanità e diritti per fermare la criminalizzazione’è per mercoledì 17 febbraio, alle ore 18, in diretta sulle pagine fb di Forum per cambiare l’ordine delle cose, Vie di Fuga e Escapes. Qui l’evento Fb con tutte le informazioni. 

E’ normale che nel 2021 centinaia di persone muoiano nel tentativo di cambiare paese? Una domanda che nella sua semplicità risulta disarmante. Eppure, sembra per qualche motivo tollerabile che uomini, donne e bambini perdano la vita provando a entrare in Europa. Secondo le stime ufficiali nel 2020 sono state 708 le persone morte in mare tentando di raggiungere l’Italia. Stime al ribasso, segnate anche dall’impossibilità di realizzare controlli continui e approfonditi a causa della crisi sanitaria legata al Covid19. Inoltre, il Mediterraneo non è l’unica rotta in cui sono visibili le conseguenze delle politiche europee. C’è il confine tra Italia e Francia, nella zona di Ventimiglia, e quello alpino, nei pressi di Bardonecchia. Ci sono le cosiddette ‘nuove rotte’, come quella che ora interessa le isole Canarie. C’è la Grecia, di cui si parla sempre meno, anche a seguito dell’accordo tra Europa e Turchia, denaro in cambio del trattenimento dei migranti. E ci sono i Balcani, dove si sta compiendo quella che da più parti viene definita una ‘catastrofe umanitaria’, ultimo atto (per ora) di una situazione presente da anni, fatta di violazioni, chiusure, respingimenti illegittimi (per cui l’Italia è stata recentemente condannata), violenze e abusi.

Nel concreto, l’approccio alle migrazioni adottato dall’Unione Europea e dagli stati membri si palesa in muri, confini sorvegliati militarmente, violazioni più che tollerate. Un approccio contro cui si schierano moltissime cittadine e cittadini europei che credono nel diritto di ognuno e ognuna a scegliere il proprio percorso personale, anche in un paese diverso dal proprio. Persone contrarie alle politiche escludenti, marginalizzanti, xenofobe dell’Europa. Sono le ONG che, di fronte all’assenza istituzionale, soccorrono le persone nel Mediterraneo. Sono i singoli che curano le ferite dei migranti che riescono a superare la Bosnia. Sono le associazioni che fanno arrivare viveri, coperte, medicinali ai confini. Sono le realtà che monitorano e denunciano quanto succede. Sono i collettivi che sostengono chi prova a passare da una frontiera all’altra.

Dietro a quello che si sta vivendo oggi in Bosnia, dietro agli sbarchi nel Mediterraneo, dietro ai campi dove i rifugiati vivono in un limbo senza tempo e in condizioni inaccettabili, dietro la criminalizzazione della solidarietà, ci sono scelte ben precise, normative specifiche, accordi politici: la Fortezza Europa, come più volte è stato sintetizzato l’approccio europeo alle migrazioni. E proprio come in una fortezza, non ci si può permettere che qualcuno apra delle brecce. Ong indicate come scafisti, solidali denunciati come trafficanti, insieme a una narrazione politico e mediatica criminalizzante. Un insieme di azioni che hanno l’unico obiettivo di gettare discredito su chi in realtà fa quello che dovrebbe fare la politica.

Ne discutiamo insieme ad alcune realtà che, con le proprie azioni, provano a contrastare tale approccio. Da Open Arms, che con altre ong opera nelle operazioni di ricerca e soccorso, e che è coinvolta nel processo all’ex ministro dell’Interno Salvini, a Asgi, che da tempo porta avanti un lavoro di monitoraggio delle prassi illegittime sul territorio italiano come ai confini europei esterni e interni, passando per Europe Must Act, movimento europeo incentrato sulla necessità di un cambiamento nelle politiche migratorie. 

Interverranno:
Valentina Brinis, advocacy officer Open Arms
Lucia Gennari, Asgi
Laura Martinelli, Avvocato e attivista Val di Susa
Massimiliana Odorizzi, Italy Must Act
Isla Kitching, Europe Must Act
Coordina: Giovanna Cavallo, Forum per cambiare l’ordine delle cose 

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