Una sanatoria da sanare. La regolarizzazione bloccata e le proposte per andare avanti.

La sanatoria del 2020? Va sanata. Questo in sintesi quanto emerso dal report della campagna Ero Straniero, che ha realizzato una ricognizione sullo stato di avanzamento dell’esame delle domande di emersione e regolarizzazione presentate da giugno ad agosto 2020

La sanatoria del 2020? Va sanata. Questo in sintesi quanto emerso dal report della campagna Ero Straniero, che ha realizzato una ricognizione sullo stato di avanzamento dell’esame delle domande di emersione e regolarizzazione presentate da giugno ad agosto 2020, in seguito al decreto rilancio previsto a maggio 2020 dall’esecutivo Conte bis. Il risultato è preoccupante, e a dirlo è la stessa campagna, che rileva ritardi gravissimi e stime di anni per quanto riguarda i tempi di finalizzazione delle domande.
Stando ai dati – provenienti dal Viminale e da prefetture e questure e ottenuti tramite diversi accessi agli atti, mancando dati pubblici e trasparenti – e alle informazioni raccolte grazie ad associazioni di tutela e patronati, al 31 dicembre 2020 delle oltre 207.000 domande presentate, in tutt’Italia erano stati rilasciati solamente 1.480 permessi di soggiorno, lo 0,71% del totale. Al 16 febbraio 2021 solo il 5% delle domande è arrivato alla fase finale della procedura. In circa 40 prefetture in tutta Italia non risultano nemmeno avviate le convocazioni. Nella pratica, questi dati si traducono in 200.000 persone sospese. Un limbo che grava sulla vita dei diretti interessati, ma anche sull’intera società: nella prospettiva della campagna vaccinale anti-COVID in corso è fondamentale che il maggior numero di persone in possesso dei requisiti venga regolarizzato il prima possibile ed esca dall’invisibilità, in modo da poter garantire una più efficace programmazione vaccinale e una quanto più ampia copertura della popolazione. Inoltre, l’anno scorso proprio in concomitanza con le prime misure di lockdown e la chiusura delle frontiere le associazioni di categoria allertavano circa il rischio di uno stop al comparto agroalimentare di fronte al mancato arrivo di lavoratori stranieri stagionali: proprio questo allarme era alla base del provvedimento straordinario di regolarizzazione, concretizzatosi a fine maggio. La situazione è destinata a ripetersi secondo quanto segnalato da Coldiretti Puglia.
In questa cornice appare paradossale che migliaia di domande di regolarizzazione siano ancora ferme. “Per evitare di ritrovarsi nuovamente al punto di partenza e vanificare gli effetti del provvedimento straordinario di emersione serve un intervento immediato da parte del ministero dell’interno”, affermano i membri di Ero Straniero. Nello specifico della situazione, l’urgenza è eliminare gli ostacoli che impediscono di portare avanti la finalizzazione delle pratiche: in primis assumendo personale destinato a questure e prefetture e dedicato proprio alle domande di regolarizzazione. “Il problema che lamenta la prefettura è la mancata assegnazione del personale aggiuntivo previsto al comma 23 e 25 dell’art. 103 del DL rilancio. Inoltre, anche la pandemia ha inciso sui tempi delle pubbliche amministrazioni”, afferma Fabrizio Coresi di ActionAid – che fa parte della campagna Ero straniero – durante il webinar organizzato dal Forum per cambiare l’ordine delle cose, Ero Straniero e Grei250 ‘La sanatoria degli esclusi’. “Non è pensabile proseguire l’istruttoria delle domande con la modalità attuale, altrimenti si va incontro a un chiaro fallimento della sanatoria. Si paga un ritardo strutturale che va colmato nel più breve tempo possibile”.
Un altro scoglio è rappresentato dall’obbligo, per chi fa domanda di emersione, di presentare l’attestazione di idoneità alloggiativa: un certificato difficile da reperire, che la campagna chiede di togliere dai requisiti necessari per l’inoltro della richiesta di regolarizzazione. O ancora l’impossibilità, in caso di perdita del lavoro, di prevedere il subentro immediato di un nuovo datore tramite procedura telematica. Tutte barriere burocratiche che nei fatti si traducono nella privazione di un diritto e nella vanificazione di una misura governativa ad oggi bloccata. Come le vite delle persone coinvolte. 

Guardando oltre le risposte puntuali all’impasse attuale, “la soluzione vera non è per noi un provvedimento emergenziale che sani le storture create da una normativa iniqua. Guardiamo piuttosto a una discontinuità reale, ossia una riforma della normativa in termini di ingresso e permanenza sul nostro territorio”, spiega Coresi. Non è infatti sufficiente un provvedimento straordinario per affrontare l’irregolarità: serve piuttosto uno strumento che risolva a lungo termine la questione. La proposta concreta della campagna, (a cui aderiscono Asgi, Action Aid, Centro Astalli, Radicali Italiani, A buon Diritto e altri) è “una regolarizzazione su base individuale degli stranieri ‘radicati’: una procedura di emersione sempre accessibile che dia la possibilità a chi è senza documenti di mettersi in regola a fronte della disponibilità di un contratto di lavoro o della presenza stabile sul territorio”, come avviene già in Germania e Spagna. Guardando oltre le misure di regolarizzazione e focalizzandosi sul quadro più ampio della normativa, è necessario introdurre canali di ingresso per lavoro che facilitino l’incontro dei datori di lavoro italiani con i lavoratori dei paesi terzi, governando i flussi verso il nostro paese, senza costringere chi migra a farlo attraverso rotte irregolari sempre più pericolose: è quanto previsto nella proposta di legge di iniziativa popolare della campagna Ero straniero ‘Nuove norme per la promozione del regolare permesso di soggiorno e dell’inclusione sociale e lavorativa di cittadini stranieri non comunitari’, depositata in Parlamento il 27 ottobre 2017 con oltre 90.000 firme e ora all’esame della Commissione affari costituzionali della Camera.

“Si era facili profeti nel pronosticare il fallimento di questa regolarizzazione: così Ugo Melchionda portavoce della rete Grei250, ricordando le critiche mosse dalle associazioni già all’indomani dell’annuncio della misura di regolarizzazione. “Da subito Grei250, il Forum per cambiare l’ordine delle cose e molte altre realtà lanciavano l’allarme circa la parzialità della misura: già si diceva che su circa 700mila lavoratori stranieri irregolari era assurdo avere in programma di regolarizzarne solo 220mila, puntando solo ai settori del lavoro domestico e agricolo quando sappiamo che moltissimi lavoratori irregolari sono impiegati nel turismo o nel settore edile”.  Anche i tempi previsti dalla misura, oltre che i passaggi burocratici, erano stati da subito messi sotto esame dalle associazioni. “I dati parlano chiaro: solo lo 0,7% delle domande è stato trattato, questo significa che il 99% dei lavoratori sono ancora in condizioni di invisibilità”.

“Una delle cose più gravi è che questa sanatoria è stata spacciata come uno strumento per poter dare l’assistenza sanitaria in piena pandemia a più persone possibile. Invece, il certificato di emersione della prefettura e tutti i documenti legati alla sanatoria non vengono accettati per il rilascio della tessera sanitaria, quindi nessuna delle persone coinvolte ha attualmente accesso ai servizi sanitari”, denuncia l’avvocata Michela Cardinale, membro di Grei250.

“Questo provvedimento è una fiction che continua a non tener conto della realtà e a non risolvere il problema concreto”: a parlare è Domenica D’Amico del Forum per cambiare l’ordine delle cose, che mette in luce l’incoerenza di fondo della misura prevista dallo scorso esecutivo. “In Campania il lavoro agricolo è sempre più in dismissione, come in tante parti d’Italia. Tra i primi posti di impiego ci sono il terziario e l’edilizia. Con il provvedimento di regolarizzazione il governo diceva di voler combattere il lavoro nero, ma non si è tenuto in considerazione l’incontro vero tra domanda e offerta, né i settori in cui i lavoratori stranieri sono più presenti”.

“E’ evidente che questo tipo di approccio alla regolarizzazione non è più sostenibile”, afferma Gianfranco Schiavone, membro del Forum per cambiare l’ordine delle cose e vicepresidente Asgi, rilevando l’aumento delle vulnerabilità prodotta proprio dalla misura governativa. “Occorrono misure incisive che ci riportino al rispetto della legalità e dei diritti dei lavoratori stranieri, sanciti dalle convenzioni internazionali”. 



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