Sulla rotta balcanica niente sta andando bene: “Ogni animale vive meglio di noi”

La voce di un migrante di origini pachistane ha riassunto la condizione delle persone che provano a raggiungere l’Europa passando per questa rotta: “Ogni animale vive meglio di noi. Chiedo alle Nazioni Unite, all’organizzazione internazionale per le migrazioni e alle Ong di aiutarci per favore. Perché se nessuno ci aiuta moriremo. Per favore aiutateci”


Si chiude oggi un anno particolare. Un anno segnato dal virus Covid-19 e da una crisi sanitaria senza precedenti. Un’emergenza che si è diffusa a livello mondiale, affiancata da paure, restrizioni, drammatiche conseguenze economiche. Se per alcuni tutto ciò si è tradotto in un cambiamento drastico rispetto alla propria quotidianità, per altri questa crisi si è inserita in un contesto già percorso da difficoltà, violazioni, ostacoli al proprio benessere. Siamo stati colpiti dalle restrizioni alla nostra libertà di movimento, implementate per tamponare la diffusione del virus: restrizioni che per molti migranti non sono una novità, costretti a viaggiare in modo illegale e pericoloso, a nascondersi, a scappare, per via di normative che non accolgono ma escludono. Non abbiamo potuto vedere i nostri cari, con cui abbiamo moltiplicato le comunicazioni attraverso telefono e internet, scoprendo l’importanza di una videochiamata in un momento di bisogno: una situazione che molti migranti sperimentano da sempre. Abbiamo compreso l’importanza di una dimora stabile, confortevole, dove potersi sentire al riparo: una condizione che molti migranti non sperimentano, bloccati in campi profughi dalle condizioni indegne, in insediamenti di fortuna, in stabili fatiscenti, in baraccopoli, in centri enormi e non rispettosi dei diritti.

Si chiude oggi un anno particolare: noi vogliamo ricordare come per molti sia solo un altro anno di difficoltà estreme. In questo momento vogliamo soffermarci in particolare su una situazione vicina a noi, che nell’indifferenza generale sta diventando sempre più drammatica: quella dei migranti che provano a passare dalla rotta balcanica per raggiugere l’Italia e il resto d’Europa. Stando ai dati del Viminale diffusi da Altraeconomia, tra il primo gennaio e il 15 novembre 2020 la polizia di frontiera di Trieste e Gorizia ha respinto in Slovenia 1.240 persone, a loro volta respinte a catena fin verso la Bosnia. Sono il 420% di persone in più rispetto al 2019. Un aumento drammatico che sarebbe legato proprio al Covid-19, per cui le autorità italiane avrebbero intensificato le “riammissioni”. Sono moltissimi i casi di persone respinte senza aver potuto accedere a un’informativa sui propri diritti. Persone che per la maggior parte ora si trovano in Bosnia, dove pochi giorni fa un incendio ha distrutto il campo profughi di Lipa, vicino alla città bosniaca di Bihac, a pochi chilometri dalla frontiera croata. Un luogo le cui condizioni invivibili erano note a tutti, e che ora ha lasciato spazio al nulla: nessuna risposta istituzionale, nessun sostegno ai migranti che ora si trovano ancora più soli, con temperature al di sotto dello zero. La voce di un migrante di origini pachistane ha riassunto la condizione delle persone che provano a raggiungere l’Europa passando per questa rotta: “Ogni animale vive meglio di noi. Chiedo alle Nazioni Unite, all’organizzazione internazionale per le migrazioni e alle Ong di aiutarci per favore. Perché se nessuno ci aiuta moriremo. Per favore aiutateci” (qui un approfondimento pubblicato da L’Espresso).

Di fronte alla colpevole indifferenza dell’Unione Europea e dei paesi membri, alle violenze portate avanti da forze dell’ordine e gruppi xenofobi, alla costante violazione dei diritti umani, solo le associazioni e i gruppi di singoli cittadini sono di sostegno ai migranti. E lanciano un appello affinché si fermi la catastrofe umanitaria che si sta consumando. Un appello che, partito dalla Bosnia, è stato raccolto e condiviso dalla rete RiVolti ai Balcani, composta da oltre 36 realtà e singoli individui impegnati nella difesa dei diritti delle persone e dei principi fondamentali sui quali si basano la Costituzione italiana e le norme europee e internazionali. La sollecitazione alle istituzioni europee è di trovare una soluzione immediata all’attuale emergenza umanitaria, per arrivare all’individuazione di soluzioni di sistema a lungo termine e all’implementazione di un programma di evacuazione umanitaria e di ricollocamento dei migranti in tutti i paesi dell’Unione Europea.
L’appello arriva dopo numerose denunce, tutte andate a vuoto. Nel frattempo, sono le realtà di singoli a mostrare quello che andrebbe fatto, organizzando sostegno e solidarietà dal basso: è quello che da anni fa l’associazione Linea D’ombra, a Trieste. Lo scorso febbraio Gian Andrea Franchi – che insieme alla moglie Lorena Fornasir ha dato vita all’associazione – ci ha raggiunti durante il Forum nazionale ‘Crisi d’accoglienza’, parlandoci di una situazione già drammatica. A distanza di un anno le cose sono peggiorate.

“Andrà tutto bene”, si ripeteva all’inizio di questa pandemia dai balconi, dalle televisioni, nei discorsi politici. Non è così. Andrà davvero tutto bene quando chiunque potrà determinare la propria vita, senza veder violati i propri diritti. Quando tutti ci sentiremo responsabili della tutela della dignità umana.

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