Libia: gli anni dell’ipocrisia

Cinque anni fa, l’Italia siglava un accordo con la Libia. Al centro di quello che è noto come Memorandum, il controllo delle migrazioni: a che prezzo, ormai lo sappiamo bene. Dietro alla formazione e al sostegno della guardia costiera libica ci sono violenze e respingimenti arbitrari, e i ‘centri di accoglienza’ finanziati con l’accordo sono strutture in cui tortura e morte contraddistinguono la quotidianità dei e delle migranti. Sono innumerevoli le testimonianze che parlano dell’orrore a cui l’Italia contribuisce dal 2017, e che nel 2020 ha deciso di rifinanziare. E nei mesi scorsi gli stessi migranti hanno protestato per giorni davanti agli uffici dell’UNHCR a Tripoli, chiedendo di essere evacuati da un Paese che non può essere considerato sicuro.

Proprio nel 2017 usciva il film L’Ordine delle cose di Andrea Segre, da cui prende il nome il nostro Forum nazionale (si può vedere il film su RaiPlay, cliccando qui). Un’opera per far conoscere ciò che accade in Libia a migliaia di persone, e per riflettere sulle responsabilità dell’Italia e di tutta la comunità internazionale.
A distanza di cinque anni qual è la situazione attuale? Come l’Italia continua a essere implicata nell’inferno che migliaia di persone continuano a subire? Quali sono le responsabilità dell’Europa? E quali prospettive ci sono, in questo scenario, per migliaia di persone? Ne parliamo con

Francesca Mannocchi – giornalista freelance
Duccio Facchini – direttore di AltraEconomia
Nello Scavo – giornalista di Avvenire


Modera: Andrea Segre, regista

Total
1
Shares
Related Posts
Read More

Storie di presunta solidarietà, un Patto inaccettabile

Il “nuovo patto su immigrazione ed asilo” elaborato dalla Commissione UE è stato presentato come il tentativo di provare a coniugare la sicurezza delle persone che cercano protezione con le preoccupazioni dei paesi di frontiera UE. La realtà dei fatti è che il patto impone una chiusura netta, frutto di una politica sovranista e divisa tra gli stati europei