#HaiVISTO Bensiaka? Una testimonianza da L’Aquila

Dall’Aquila ci arriva la testimonianza di Bensiaka, originario della Costa D’Avorio, in Italia dal 2017.
La raccoglie Mattia Fonzi, del collettivo 3e32 dell’Aquila, che ci dice che Bensiaka, arrivato all’Aquila poco dopo il suo sbarco sulle coste siciliane, non se n’è più andato.

Bensiaka ha svolto diversi lavori, e dallo scorso gennaio è volontario di Servizio Civile Universale presso l’associazione 180 Amici, che si occupa di salute mentale. Nel corso del colloquio ha parlato della Legge Basaglia, che ha studiato bene. Inoltre lavora nella cucina di un ristorante della città, svolge altre attività di volontariato presso un centro diurno per disabili e gioca a calcio in una squadra della Terza Categoria aquilana.

Il suo percorso di integrazione è notevole. Nonostante questo, nei mesi scorsi sia la Commissione Territoriale di Ancona sia il giudice del Tribunale dell’Aquila hanno respinto la sua richiesta di asilo, rispettivamente nei procedimenti di primo grado e in Cassazione, dove aveva chiesto una sospensiva del giudizio a causa dell’emergenza Covid.

Per questo, se non si troveranno soluzioni alternative, il 9 settembre non gli verrà rinnovato il permesso di soggiorno e potrebbe diventare irregolare, perdendo così il diritto al lavoro che svolge per il Ministero degli Interni con il Servizio Civile Universale, il diritto al lavoro che svolge nella ristorazione, il diritto ad avere un contratto di affitto regolare per la sua casa. Il diritto a rimanere in Italia, dove ha deciso di costruire la sua vita.

Tutto questo potrebbe succedere perché per la legge italiana il richiedente asilo non può convertire il suo permesso da richiedente in un permesso di lavoro. Se entri chiedendo asilo politico o umanitario e nel frattempo che la giustizia faccia il suo corso ti integri nel tessuto sociale, instaurando una rete relazionale e professionale che ti fa stare bene, non puoi diventare un “lavoratore”. Perché sei un richiedente asilo e quindi non devi lavorare, devi essere assistito e basta. Non hai diritto a integrarti, e anzi se lavori perdi il diritto al lavoro regolare.

Se qualcuno decide che non sei un richiedente asilo ma un migrante economico, perdi il tuo percorso di integrazione economica e sociale. Proprio lo stesso di cui parla continuamente la politica.

Bensiaka ama L’Aquila e ha iniziato il suo progetto di vita in quella che chiama esplicitamente “la sua città”.
In fondo, basterebbe solo assecondare la volontà, da parte di ognuno di noi, di essere felici.

Ringraziamo Bensiaka che ha voluto raccontarci la sua storia, e Mattia Fonzi che l’ha raccolta. E’ una testimonianza importante, che evidenzia la mancanza di sostegno all’autodeterminazione delle persone, costrette dalle leggi in limbi fatti di assistenza, vulnerabilità, esclusione. Come tanti, nonostante l’assetto normativo contro cui si scontra, Bensiaka porta avanti un percorso di vita fatto da relazioni, affetti, lavori, formazione. Percorso che va sostenuto e incoraggiato, non interrotto.
Noi siamo con Bensiaka, e con tutte quelle persone che, come lui, con le proprie azioni provano a cambiare l’ordine delle cose. Chiediamo alla politica di aprire gli occhi sulla realtà e cambiare le leggi per rendere l’Italia un paese inclusivo, ricco di esperienze varie che, intrecciandosi, possono solo far crescere e migliorare la società. Rendendola davvero più sicura, per tutti.