Caserta: centinaia di persone al presidio ‘Lasciateci respirare’. Il sindaco ignora le richieste.

Lasciateci respirare: con questo slogan moltissime persone sono scese in piazza a Caserta venerdì 26, sollecitando un incontro con il sindaco Carlo Marino.
Le richieste principali della rete Caserta Solidale e delle realtà che ne fanno parte erano l’indicazione di tempi certi per l’approvazione del Patto di Collaborazione per la Casa del Sociale e per la fruizione da parte della cittadinanza di spazi pubblici, come ad esempio alcuni giardini gestiti dagli stessi cittadini, e un tetto alle attività dell’Ex Canapificio, di Nero e non Solo! e di Millepiani: una richiesta, quest’ultima, avanzata ormai mesi fa, che però continua a rimanere senza risposta. Al centro della giornata anche il ritiro dei decreti Sicurezza e la modifica della misura di regolarizzazione prevista dal DL Rilancio, che ad oggi esclude migliaia di persone che da anni vivono e lavorano in Italia: tra loro molti migranti in accoglienza nel progetto Sprar – di cui l’ente capofila è proprio il Comune – presenti al presidio. “Clamorosamente, il sindaco ha deciso di ignorare la piazza e i cittadini”, hanno denunciato i membri della rete Caserta Solidale, segnalando la mancanza di dialogo tra cittadinanza e giunta comunale.

Della rete Caserta Solidale avevamo già parlato a fine marzo, in occasione delle tante attività di sostegno a tutta la popolazione portate avanti in pieno lockdown, spesso a fronte di una grave carenza istituzionale, e delle sollecitazioni rivolte proprio alla politica.

Le attività della rete e delle realtà che la compongono continuano a coinvolgere centinaia di persone, e non si fermeranno certo di fronte all’assenza istituzionale. Al contrario, proprio questo silenzio le rende sempre più necessarie, nella costruzione di una società inclusiva, solidale, accogliente per tutte e tutti.

Qui le fotografie di Cinzia Toscano dal presidio.

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L’idea è quella di attivare misure concrete di solidarietà verso chi si trova fuori dall’accoglienza ma deve fare i conti con la gestione della quotidianità, in una situazione di assenza di rete e di sostegno istituzionale. 'Non in nostro nome' è lo slogan di una cittadinanza che vuole reagire alla logica della ghettizzazione e della privazione della dignità.