Azioni per il cambiamento: voci e esperienze dalla Diaconia Valdese

“A parlare devono essere le azioni”. E’ netta Miriam Mourglia, coordinatrice della progettazione sociale per l’area Servizi Inclusione della Diaconia Valdese. Non è una questione di sintesi, ma di approccio alla società: osservare quello che succede e agire di conseguenza per contribuire a  un cambiamento, o almeno provarci. E’ la posizione assunta da Diaconia Valdese negli interventi che porta avanti sul territorio nazionale, dove è presente in modo trasversale. Concetti chiari e azioni concrete: ad esempio rispetto all’accoglienza e alla sua strutturazione, che deve muovere dall’idea di base del benessere della persona, della cura delle relazioni, della creazione di sinergie. Tre pilastri fondamentali su cui sono stati costruiti i tre progetti raccontatici da Miriam Mourglia e Emanuel Garavello, referente per la tutela legale. Interventi rivolti a persone diverse, ma attraversati dall’obiettivo comune di sostenere l’autoaffermazione e potenziare capacità e possibilità, nell’ottica di una crescita che da individuale si fa collettiva, muovendosi all’interno di spazi sociali.         

L’Albero delle mele
Contrasto alle pratiche di lavoro nero e grigio. Formazione: come leggere una busta paga, quali sono doveri e diritti che si hanno come lavoratori, questioni fiscali, sicurezza. Mediazione tra lavoratori e aziende. Queste le azioni del progetto l’Albero delle mele, promosso dalla Diaconia Valdese in collaborazione con FLAI CGIL Torino. “E’ convinzione diffusa che caporalato, sfruttamento e condizioni di difficoltà legate al lavoro agricolo siano relegate al sud Italia. Niente di più sbagliato: ovviamente le dinamiche che sussistono sono diverse a seconda dei contesti, ma in tutta Italia esiste una questione aperta”, afferma Mourglia, proseguendo: “Alcuni dei beneficiari dei centri di accoglienza che gestiamo nella zona di Pinerolo, in Piemonte, andavano a lavorare nel settore agricolo. Da qui ci siamo interrogati sulla situazione, e attraverso l’indagine è emerso un diffuso problema legato al lavoro grigio, il fenomeno per cui il datore di lavoro segna in busta paga meno ore di quelle effettivamente lavorate”. Il progetto nasce per inserirsi in questi nodi e cercare di scioglierli: un’azione fortemente voluta dalla Diaconia Valdese”. L’indagine ha anche permesso di evidenziare l’aumento, durante la pandemia, di persone impiegate dal circuito dell’accoglienza, vista l’assenza di lavoratori stagionali provenienti dall’est Europa”.         

L’intervento si basa sul sostenere le persone, senza sostituirle: se da una parte Diaconia Valdese garantisce l’intermediazione tra aziende e lavoratori, dall’altra porta avanti percorsi di formazione rivolti a questi ultimi proprio per fornire gli strumenti necessari a leggere le situazioni ed eventualmente agire.                
Alcuni beneficiari del progetto vivono a Villa Olanda, struttura polifunzionale dove la Diaconia Valdese gestisce anche un ristorante e un ostello, mentre altri risiedono in progetti di micro-accoglienza diffusi sul territorio. Il benessere abitativo è, come per chiunque, fondamentale, cosa che diventa palese se si guarda alle condizioni di vita di molti lavoratori impiegati nell’agricoltura. Ma uno degli aspetti su cui insiste Mourglia è anche il trasporto: “E’ giusto affrontare il piano della politica, delle normative. Ma intanto occorre portare avanti azioni concrete ed efficaci. Una di queste deve essere legata a un’imprescindibile intermediazione con le aziende. Inoltre, è necessario focalizzarsi anche sul tema del trasporto: è fondamentale garantire ai lavoratori la possibilità di spostarsi senza dover ricorrere a eventuali caporali, e senza mettere in pericolo la proprio incolumità: moltissimi lavoratori si spostano in bicicletta su strade trafficate”.           

University Corridors for Refugees (UNI-CO-RE)         

E’ proprio guardando all’empowerment delle persone, alla loro autodeterminazione, alla necessità di sostenere percorsi e aspettative che Diaconia Valdese si è unita al progetto UNI-CO-RE. Un’iniziativa di portata internazionale, a cui oltre a Diaconia Valdese partecipano il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, l’UNHCR, la Caritas Italiana, Gandhi Charity, Centro Astalli, e ventiquattro università italiane, che hanno aderito al protocollo d’intesa con cui venti studenti attualmente in Etiopia stanno proseguendo il proprio percorso accademico in Italia, attraverso delle borse di studio.
Un progetto partito nel 2019 con due università e sei studenti, e che mira ad ampliarsi: a settembre è previsto l’arrivo di 42 studenti.            
“Richiedenti asilo e rifugiati spesso hanno background che non vengono riconosciuti, proprio come i loro titoli di studio: per questo, oltre ad aderire al progetto UNI-CO-RE, come Diaconia Valdese abbiamo attivato un percorso con l’associazione A Pieno Titolo, specifico sul riconoscimento dei titoli posseduti da richiedenti asilo e rifugiati” spiega Mourglia. “In generale, crediamo che ognuno debba avere la possibilità di realizzarsi e portare avanti aspettative e desideri: frequentare l’università può essere uno di questi”.                

RadaM – Responsabilità Autonomia Donne a Milano 
Una casa per stare bene e ricominciare: si potrebbe riassumere così RadaM, il progetto di housing sociale della Diaconia Valdese. Nato a inizio novembre 2020, si propone di dare accoglienza a donne fuoriuscite da un contesto di violenza domestica. Un lavoro di rete con i servizi sociali e le associazioni del territorio milanese, dove si sviluppa il progetto, nato anche in altre città: Torino (RadaT), Roma (RadaR), Napoli (RadaN).

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L’idea è quella di attivare misure concrete di solidarietà verso chi si trova fuori dall’accoglienza ma deve fare i conti con la gestione della quotidianità, in una situazione di assenza di rete e di sostegno istituzionale. 'Non in nostro nome' è lo slogan di una cittadinanza che vuole reagire alla logica della ghettizzazione e della privazione della dignità.