Appello di Ecre all’UE: ripristinare i diritti e i valori alle frontiere d’Europa

Le persone non sono armi né minacce: sembrerebbe una frase scontata, eppure la situazione a cui siamo arrivati evidentemente la rende necessaria, se l’Ecre – alleanza di 105 ong in 39 paesi europei – decide di usarla. Lo fa in un appello rivolto all’Unione Europea, scritto in riferimento alla situazione presente al confine tra Polonia e Bielorussia.
Da settimane migliaia di persone sono bloccate, accampate senza assistenza e con temperature sotto zero, al confine tra i due paesi. I tentativi di entrare in Europa vengono bloccati con violenza dall’esercito polacco. Dietro il filo spinato presente al confine ci sono gli sguardi stanchi, interrogativi, increduli di migliaia di persone – uomini, donne, bambini – strumentalizzate all’interno del conflitto di natura securitaria tra l’UE e la Bielorussia. “Siamo scioccati dal perdurare della crisi umanitaria ai confini tra l’UE e la Bielorussia, la quale è causa di immense sofferenze e ha portato alla morte di almeno dieci persone”, scrive Ecre, sollecitando “una risposta da parte dell’UE, degli Stati membri dell’UE e di tutte le organizzazioni europee e internazionali competenti che sia in linea con gli obblighi giuridici europei e internazionali e con gli standard minimi di dignità condivisi”.
I diritti dei e delle migranti vengono calpestati in nome di interessi politico-economici, in una dinamica purtroppo non nuova: si pensi ad esempio agli accordi tra Unione Europea e Turchia, già nel 2016. Passano gli anni ma l’approccio dell’UE rispetto ai flussi migratori è sempre lo stesso, malgrado normative e dichiarazioni internazionali.

“Nonostante le gravi tensioni esistenti tra gli Stati coinvolti, la situazione, come per molte altre alle frontiere dell’UE, è gestibile e dovrebbe essere affrontata con la giusta prospettiva”, sottolinea Ecre, ricordando anche un aspetto che spesso viene dimenticato: l’Unione Europa non è l’unico luogo verso cui le persone si spostano in cerca di protezione né l’unica area del mondo coinvolta nei movimenti migratori.  “A livello globale, tanti paesi in situazioni molto precarie affrontano contesti complessi di sfollamento, con dimensioni geopolitiche e di sicurezza e che coinvolgono un numero nettamente superiore di persone”.
L’Europa, nonostante a parole mantenga l’accento sulla tutela delle persone e dei diritti, nella pratica continua a contrapporsi alla garanzia degli stessi, compreso quello d’asilo. E’ urgente e non più prorogabile una serie e immediata assunzione di responsabilità, che passi per alcune azioni specifiche:

  • Garantire l’accesso al diritto d’asilo alle frontiere, come previsto dal diritto comunitario e internazionale, secondo cui “chiunque cerchi asilo alle frontiere, indipendentemente dal modo in cui è arrivato, ha il diritto di presentare una domanda d’asilo”. Tutte le misure volte ad impedire alle persone di accedere al territorio dell’UE e di presentare una domanda di asilo devono cessare.
  • Garantire che le organizzazioni umanitarie possano raggiungere le persone e prestar loro assistenza: al momento gli Stati membri dell’UE impediscono la fornitura di assistenza salvavita alle persone. Una situazione che, oltre a essere “deplorevole e irresponsabile [..] mina il ruolo dell’UE come attore umanitario credibile”, evidenzia Ecre.
  • Abrogare la legislazione interna non conforme: la situazione alla frontiera esterna ha determinato delle modifiche alla legislazione nazionale in materia di asilo. Lo dimostra l’analisi giuridica della legislazione adottata in Lituania, Polonia e Lettonia, dove alcuni cambiamenti legislativi sono incompatibili con l’insieme di obblighi e diritti europei in materia di asilo. La Commissione europea ha già chiesto agli Stati membri di rimuovere gli aspetti della legislazione che violano il diritto comunitario: ora deve dare seguito a tale sollecitazione.
  • Contrastare la repressione della società civile, dei media e degli operatori legali: le attività volte a fornire assistenza umanitaria e legale alle persone alla frontiera non devono essere criminalizzate, e inoltre è essenziale che la situazione nella zona di confine sia monitorata da attori indipendenti per garantire il rispetto del diritto europeo e internazionale.
  • Porre gli standard dei diritti umani e la trasparenza al centro della cooperazione con i paesi terzi, nella necessità che ogni accordo sia in linea con le norme internazionali sui diritti umani: da questo punto di vista Ecre chiede che il contenuto di qualsiasi accordo sia reso pubblico, e che il Parlamento europeo assuma un ruolo significativo nel monitoraggio degli accordi, a cui dovrebbe affiancarsi un controllo indipendente.

    Oltre cento le realtà che hanno aderito all’appello, a cui ci uniamo come Forum per cambiare l’ordine delle cose. Qui l’appello completo.

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