ACCOGLIENZA CIVICA

 

Sono ormai diverse le esperienze di accoglienza civica che sono sorte in tutta Italia per cercare di integrare, o in alcuni casi superare, le mancanze del sistema di accoglienza gestito dal Ministero dell’Interno e dai Comuni.
Si rivolgono agli esclusi dal sistema, ma anche ai fortunati che, pur avendo ricevuto un titolo di protezione internazionale, escono dai percorsi di accoglienza senza essere ancora autonomi, privi di professionalità spendibili e di reti sul territorio che li possano sostenere.
Vi sono anche esempi di accoglienza civica intesa come costruzione di pratiche inclusive che si costruiscono dal basso per combattere la crisi e che non sempre sono riconosciute dalle istituzioni. Si tratta di esperienze che stanno sperimentando forme di accompagnamento dei richiedenti asilo, dei migranti e dei rifugiati che hanno uno sguardo rivolto a tutti coloro che vivono uno disagio comune. L’obiettivo è far incontrare di chi vive un disagio, sia cittadino straniero che italiano, creando alleanze per migliorare le condizioni del territorio e/o per la soddisfazione di determinati bisogni ( casa, integrazione e sostegno al reddito, inserimento e orientamento al lavoro, formazione, gestione di spazi pubblici e aree verdi o coltivabili).

Questi alcuni esempi presenti al Forum del 8-9 febbraio a Roma (l’elenco non è esaustivo, ma solo indicativo):

– Casa Scalabrini 634, a Roma, ha accolto l’appello di Papa Francesco ed ha iniziato ad ospitare famiglie e giovani rifugiati, promuovendo attività e percorsi di formazione rivolti a richiedenti asilo, rifugiati, migranti e alla comunità locale. Analogamente, un gruppo di parrocchie del Casertano ha avviato un tentativo di accoglienza in famiglia di rifugiati.

– Refugees Welcome facilita l’incontro tra rifugiati e famiglie disponibili ad ospitare gratuitamente per 6 mesi, nel corso dei quali i rifugiati, le famiglie e gli attivisti lavorano per realizzare il percorso di autonomia scelto dai rifugiati e costruiscono occasioni concrete di conoscenza reciproca. Sono più di 200 i rifugiati accolti in quattro anni e oltre 30 i gruppi di attivisti in altrettante città. A Bari, Ravenna, Palermo, Roma e Macerata, Refugees Welcome sta collaborando con i Comuni per modellizzare l’esperienza dell’accoglienza in famiglia e proporla come politica di welfare, all’interno di un Progetto FAMI. A Torino, si sta sperimentando il modello per avvicinare tra loro anche italiani con difficoltà abitativa.
– Nel Molise “Città Invisibili” , un gruppo di attivisti, accoglie senza tetto ed esclusi dal sistema dell’accoglienza, lavorando sui loro bisogni materiali, supporta le vittime di sfruttamento lavorativo ma punta anche sullo sviluppo della coscienza della loro condizione.
– Il Comune di Padova sta sviluppando un progetto, finanziato con fondi AMIF, per dare continuità all’esperienza di ospitalità in casa sviluppata dal 2015 da Antonio Calò e la sua famiglia in provincia di Treviso.
– Sempre il Comune di Padova, in collaborazione con la Caritas di Padova e la Fondazione Cariparo, ha avviato un intervento straordinario nell’ambito del Fondo Straordinario di Solidarietà per il lavoro mirato all’integrazione lavorativa dei migranti titolari di protezione umanitaria che, in mancanza di un lavoro, non possono rinnovare né convertire il permesso di soggiorno. L’intervento coinvolge diversi soggetti del territorio, incluse cooperative ed imprese.
– A Roma, ALI (Accoglienza Libera Integrata) facilita la creazione di contatti, amicizie, reti sociali ed umane tra chi vive a Roma da tempo ed i nuovi migranti.
– A Lodi, la rete contro le discriminazioni, ha avviato la risposta comune alla crisi economica con la campagna “Siamo tutti Rifugiati dalla Crisi”. Il Fondo di Solidarietà in 13 Comuni è stato alimentato dagli orti sociali anche grazie al lavoro di migranti e rifugiati, contribuendo al sostegno dei cittadini che perdono il lavoro.

E’ stato così sperimentato un intervento che da un lato voleva essere una risposta ai tanti artigiani che hanno perso il lavoro e non hanno forme di sostegno economico e dall’altro un percorso di autonomia per i richiedenti

asilo ed i rifugiati arrivati sul territorio lodigiano.

Da tutte queste esperienze emerge come la società civile abbia prodotto un patrimonio di pratiche che restano poco conosciute ai cittadini – che vorrebbero magari attivarsi ma non sanno come – e quasi del tutto ignorate dalla politica e dalle istituzioni, mentre invece potrebbero suggerire efficaci innovazioni del welfare.

Ad esempio, l’inclusione dell’accoglienza in famiglia tra le politiche dell’accoglienza -con la possibilità di affiancare alle famiglie attivisti e professionisti (psicologi, avvocati, mediatori,etc) – o l’istituzione di albi di famiglie accoglienti ed anche di albi di aziende accoglienti presso tutti i comuni italiani, potrebbe supportare nell’immediato rifugiati e migranti – favorendo l’incontro e non lo scontro con gli italiani – ma costituire anche un’opportunità per cittadini italiani con analoghe difficoltà abitative.

Innumerevoli e talvolta insormontabili, poi, gli ostacoli che la normativa – e l’interpretazione spesso arbitraria della stessa da parte delle articolazioni dello Stato- pongono rispetto al percorso di autonomia di rifugiati. Un vergognoso gioco dell’oca, che consuma energie ed intasa tribunali, con un costo umano altissimo.

Importante, per aumentare il sostegno nella società civile di misure a favore di rifugiati e migranti, che si passi a parlare dei bisogni e non delle categorie di persone, ovvero che ci si mobiliti per l’accesso alla casa ed al lavoro dei giovani, e non solo per i migranti.

Dalla discussione del gruppo viene avanzata la proposta di trovare modalità per rendere più conosciute le pratiche di accoglienza civica, invogliare più cittadini ad attivarsi, agire più efficacemente sulle istituzioni per ottenere il riconoscimento ed il sostegno delle pratiche di accoglienza civica e consentire agli attivisti nelle varie parti d’Italia di restare aggiornati sulle soluzioni che sono state vincenti negli altri territori e che possono essere applicate anche nei proprio (ad es. una soluzione alla questione della residenza che la Questura di Venezia e di Caserta accetta e che può essere proposta a quella di Roma).