#HaiVisto le conseguenze di queste politiche? Una testimonianza dalle campagne lucane

Dalla provincia di Potenza ci scrive Abdul. Ventiquattro anni, da cinque in Italia. Anni passati a rincorrere un permesso di soggiorno, che ora a causa del ‘decreto sicurezza’ potrebbe perdere, insieme al lavoro. Ringraziamo Abdul per aver voluto condividere la sua storia, che è la stessa di molte, troppe persone, in Italia da anni, ma non considerate dalla politica.
#HaiVisto? E’ ora di cambiare!

Mi chiamo Abdul, vengo dal Gambia e ho 24 anni.
Sono in Italia dal 2015. Dal mio arrivo a Lampedusa sono stato trasferito in un centro di accoglienza vicino a Potenza. Dopo l’esito negativo della Commissione alla mia domanda di asilo politico, ho deciso di lasciare il centro e mettermi alla ricerca di un lavoro. Avevo fiducia nel mio avvocato che si stava occupando del mio ricorso in tribunale anche se, a volte, l’attesa mi ha fatto pensare che si fosse dimenticato di me. Lavoro in campagna, in Basilicata. Prima vivevo insieme ad altre persone in una fabbrica abbandonata ma poi è arrivata la polizia per sgomberare il ghetto. Da quando ho lasciato il centro di accoglienza non sono mai riuscito a rinnovare il permesso di soggiorno per richiesta asilo perché la Questura chiedeva un certificato di residenza che io non avevo. Dei tanti lavori che ho fatto in campagna solo in un’azienda agricola volevano farmi il contratto e mettermi in regola ma, come ho detto,  il mio permesso di soggiorno era scaduto.

Un giorno – era gennaio 2017 – arriva una telefonata dal mio avvocato, mi dice che mi hanno dato il documento per due anni: si  chiama Protezione Umanitaria. Per poter chiederne il rilascio serviva la residenza che io non avevo, ma siccome stavo lavorando ho pensato di trovare una casa in affitto. Il proprietario mi chiede dei soldi in anticipo e io non ne avevo. Mi aiutano dei volontari di un’associazione che mi spiegano che per avere la residenza bisogna fare un contratto. Il proprietario non vuole farlo, trovo un’altra casa per poi scoprire che non potevo comunque fare l’iscrizione anagrafica non avendo nessun documento in corso di validità: il mio permesso per richiesta asilo era infatti scaduto, e per il rilascio di quello per protezione umanitaria mi chiedevano la residenza. Il mio avvocato insieme ai ragazzi dell’associazione trova una soluzione per me: intanto passano circa sei mesi. Ne aspetto altri cinque per avere il permesso di soggiorno definitivo, quello di plastica con la mia foto. Io sono sempre in Basilicata e lavoro sempre nei campi ma non ho più la casa in affitto. Il lavoro va così così. Un giorno mi chiama di nuovo l’avvocato, io sono sorpreso e penso che mi vuole salutare. Lo saluto gli chiedo come sta. Lui mi dice che sta bene ma poi mi dice che a dicembre 2018 hanno cambiato la legge in Italia e che io devo cambiare il mio permesso di soggiorno e mi serve un lavoro con il contratto.

Sono tornato in quell’azienda dove due anni prima volevano mettermi in regola ma avevano già preso altri fratelli e io sono felice per loro. Intanto il permesso di soggiorno di plastica è scaduto a ottobre 2019, e io a volte penso che la mia vita con o senza permesso di soggiorno è sempre qua in campagna.